1) Fin dagli inizi del 1900 sono noti i problemi causati dall’iperventilazione, (respirazione meccanica eccessiva in relazione alle esigenze dell’organismo) e vi è sull’argomento una serie di articoli, pubblicati su prestigiose riviste scientifiche (in appendice al libro “Attacco all’Asma ” vi è una lista di riferimenti bibliografici).

Ciò nonostante, l’iperventilazione, nella sua forma lieve ma cronica, è raramente accertata e diagnosticata dai medici. Inoltre, sono più rari gli studi e le pubblicazioni su una delle conseguenze dell’iperventilazione, e cioè l’ipocapnia (basso livello di anidride carbonica ). Per questo, ci sembra interessante segnalare un articolo pubblicato sulla rivista medica “New England Journal of Medicine” (J.Laffey e B.Kavanagh, 4 luglio 2002). Riportiamo alcune osservazioni tratte da questo articolo. “L’ipocapnia, quale aspetto comune a molti disordini di natura acuta, può avere un ruolo patogeno nello sviluppo di malattie sistemiche. Una serie crescente di prove indica che l’ipocapnia può produrre considerevoli effetti negativi, fisiologici e medici.”

Dopo essersi soffermati sulle conseguenze negative che può avere l’iperventilazione durante il parto, gli autori osservano che l’ipocapnia è presente nelle persone che soffrono di apnea durante il sonno e che l’effetto della mancanza di anidride carbonica sulla diminuzione del flusso di sangue al cervello è così drammatico che quasi il 50% dei medici d’emergenza, ricorrono appositamente all’ipocapnia in situazioni in cui questa riduzione è auspicabile, in caso di incidenti e traumi che coinvolgano la testa. Come si osserva nell’articolo “l’alcalosi ipocapnica riduce il flusso di sangue al cervello per mezzo di una potente vasocostrizione, così riducendo la pressione intracranica”. E’ superfluo osservare che questa riduzione del flusso di sangue al cervello è invece, in situazioni normali, tutt’altro che auspicabile, e può compromettere un buon funzionamento delle abilità intellettuali, per non parlare di guai peggiori., come l’ischemia cerebrale e cardiaca, l’asma e, come si conclude nell’articolo, la stanchezza cronica e le crisi di panico.
2) Ha sollevato clamore in Germania il libro pubblicato dal Heilpraktiker (naturopata) tedesco Rolf Juergen Petry, dal titolo “Strofantina, la possibile vittoria sull’infarto”, con la prefazione del prof. Hans Schefer, un cardiologo di fama. Sostenuto da migliaia di dati ed articoli raccolti, Petry osserva come la strofantina (estratta da una pianta africana ed usata in passato da tribù africane per avvelenare le frecce) sia uno dei più importanti e benefici medicinali per il cuore, e come questo medicinale (in commercio fin dal 1904) non sia in pratica più usato, per motivi errati e non chiari (le asserzioni in base alle quali la strofantina in forma orale non sarebbe assorbita nell’organismo e provocherebbe gli stessi effetti negativi della digitale sono già state, come dimostra Petry, controbattute in modo incontestabile. Petry elenca poi una serie incredibile di dati che dimostrano l’efficacia di questa sostanza: dal 1977 al 1987 un grande ospedale di Berlino ha ottenuto, avvalendosi della strofantina, le più alte percentuali al mondo di sopravvivenza dopo un infarto, superato solamente da una clinica di San Paolo del Brasile, che usava anch’essa la strofantina, ottenendo i seguenti risultati: nel 98,6% dei pazienti che l’avevano presa a titolo preventivo, una completa assenza di disturbi entro due settimane, e nei pazienti portati all’ospedale con un infarto, efficacia entro 5-10 minuti per l’85%. Migliaia di medici tedeschi che negli anni 1980-1990 hanno somministrato questa medicina hanno riferito in modo eccezionalmente positivo sui risultati ottenuti.
Ciò nonostante, si prevede che le autorità sanitarie tedesche, nonostante un secolo di risultati eccezionalmente buoni, senza un solo caso di effetti collaterali negativi, chiederanno ora, per la strofantina, l’effettuazione di un nuovo studio in doppio cieco su larga scala, che richiederebbe un costo di 10-15 milioni di euro, cifra che poche industrie farmaceutiche potrebbero sostenere, oltretutto per una medicina il cui brevetto è ormai scaduto. La ditta tedesca Brahms, che produce attualmente la medicina a base di strofantina usata in Germania, sembra ormai rassegnata a doverne interrompere tra breve la produzione, ed è questo il motivo che ha indotto Petry ad interrompere il suo lavoro per dedicarsi esclusivamente a scrivere il libro e a diffondere la notizia di quello che egli ritiene “uno dei più gravi errori medici del secolo” ( e cioè il mancato utilizzo della strofantina per le malattie di cuore, a vantaggio di operazioni e di altre medicine, molto più costose e ricche di effetti collaterali negativi).

 

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