Notizie Salutari 2019

NOTIZIARIO Aprile 2020 scritto dalla Dr. Fiamma Ferraro:
AIUTA IL TUO SISTEMA IMMUNITARIO AD AIUTARTI

 Ippocrate, il “padre della medicina” (circa 460-377aC) aveva già capito, tanti secoli fa, che ci potevano essere dei “contagiatori” e dei “contagiati”; e venivano  già all’epoca suggeriti  dei giorni di isolamento per gli “untori”, (di solito si trattava di mercanti e viaggiatori)…

Le epidemie e/o pandemie virali fanno parte della storia dell’uomo. L’ultima pandemia, “La Spagnola”, risale al 1918. Morirono tantissimi giovani; questo perché il loro sistema immunitario funzionava “troppo bene”, (scatenando la cosiddetta “tempesta di citochine” ed era la reazione eccessiva del loro sistema immunitario ad ucciderli. Altri virus invece causano un maggior numero di vittime negli anziani ed il  COVID-19   colpisce  sia giovani  che, in maggior numero, anziani. I virus ci sono sempre stati; pare che il virus più “vecchio” il Human Papilloma Virus (HPN) risalga ad oltre 300 milioni di anni fa, e purtroppo ce ne saranno sempre.

Pensate che nel 2015 Bill Gates aveva previsto un’epidemia in un prossimo futuro. Consigliava di investire su tecniche diagnostiche e di effettuare ricerche a livello farmacologico, e sconsigliava investimenti in armi di distruzione di massa. Ovviamente aveva anche previsto la recessione globale che un’epidemia avrebbe potuto causare. 

Bill Gates aveva ragione nell’insistere  sull’opportunità di effettuare maggiori ricerche su tecniche diagnostiche. Ogni virus, dall’Ebola alla SARS, e dai più “consueti” virus influenzali al COVID SARS-2 ha delle sue caratteristiche particolari. In futuro, e mentre si attendono vaccini, oltre a respirare in modo ottimale, conviene stimolare (ma non sovra-stimolare) il sistema immunitario, ed assumere sostanze naturali che colpiscono direttamente i virus nella loro struttura; anche gli antichi dicevano che prevenire è meglio che curare. 

Come diceva anche Didier Raoult, il direttore dell’Institut Méditerranée Infection di Marsiglia, in merito al modo migliore per contrastare il coronavirus: ” Ciò che funziona meglio è il nostro sistema immunitario ” (France Info, 26 gennaio 2020). Ovviamente, se siete affetti da COVID-19 è indispensabile seguire tutti i consigli terapeutici degli specialisti.

In televisione si sente spesso dire che assumere integratori per COVID-19 non     è utile. Questo è vero  se si è già affetti da COVID-19, ma le affermazioni che si sentono sono anche soggette a varie  interpretazioni. Nel parlare di una terapia di supporto, non si promettono miracoli; è impossibile farlo in campo medico, ma nella malaugurata ipotesi che si venga colpiti da COVID-19 od altri virus in futuro, un’adeguata terapia di prevenzione potrebbe far sì che le manifestazioni cliniche siano perlomeno meno acute.

 

Come possiamo ottimizzare le nostre difese immunitarie 

Prima ancora di pensare a qualsiasi forma di terapia di supporto, bisogna ricordarsi che l’organismo reagirà meglio se è supportato da uno stile di vita sano. 

In particolare:

1. Cercare di ridurre lo stress; in questo periodo storico non ha tutti i torti chi afferma che “tra il dire e il riuscire a fare c’è di mezzo il mare!”. Ricordiamoci però che negli ultimi anni lo stress viene preso sempre di più in considerazione per il suo ruolo nocivo. Chi è a conoscenza dei concetti di base di un riaddestramento respiratorio è anche consapevole che lo stress è una delle prime   cause dell’iperventilazione. Come fare? Esercizi di respirazione del metodo Buteyko, meditazione per chi ha appreso una buona tecnica, tutorial guidati su you tube.

2. Una respirazione ottimale; (come già sapete ;-))

3. . Praticare attività fisica regolarmente; minimo 30 minuti al giorno di un’attività fisica di lieve-media intensità. In questo particolare periodo: cyclette, tapis roulant, tutorial su you-tube. Corsa sul posto, salire e scendere le scale di casa/del condominio (evitando in tal modo anche l’aria non raccomandabile all’interno degli ascensori), lavori domestici vari.

4. Dormire a sufficienza; per anni, la comunità scientifica non ha avuto ben chiaro il ruolo del sonno per la salute. Ormai è risaputo che il sonno favorisce tutti i processi riparativi a tutti i livelli, compreso il sistema immunitario. Come ricordo sempre: ciò che conta è il giusto dosaggio. Non bisognerebbe dormire né troppo né troppo poco. Circa 8 ore al giorno; è per questo che si dice che l’uomo passa un terzo della propria vita a dormire.

5. Optare per un’alimentazione varia ed equilibrata

 6. Quali sono i migliori prodotti naturali per rafforzare il sistema immunitario?

Alcune sostanze disponibili in natura sono ben note per le loro proprietà di  ottimizzazione  del sistema immunitario. Elenco alcune di queste: 

AHCC (Active Hexose Correlated Compound)
    L’ AHCC (Active Hexose Correlated Compound,   è un alfa-glucano prodotto  tramite la
  fermentazione dell’estratto di un fungo molto apprezzato in Asia ed anche in  in Europa: lo shiitake (Lentinus edodes). L’interesse per i benefici di questo fungo non  è nuovo, essendo esso impiegato da  molti anni nelle medicine tradizionali asiatiche. L’AHCC è il risultato di molti anni di ricerca   in Giappone , e consente di  ottimizzare  gli effetti   derivanti dall’associazione di vari principi attivi dalle proprietà immunostimolanti e antitumorali. Pare infatti che l’AHCC abbia anche un potenziale  diretto a contrastare alcune forme di tumori.
Se desiderate saperne di piu’:
Tra i principali principi attivi presenti dell’AHCC vi sono dei derivati dell’alfa-glucano e del beta-glucano. Questi composti non sono più monosaccaridi, bensì polisaccaridi (carboidrati più complessi nella loro struttura biochimica). Essi sono noti per i loro effetti immunostimolanti. Sono infatti in grado di rafforzare il sistema immunitario stimolando l’attività di svariate famiglie di globuli bianchi. La loro importanza risiede infatti nella capacità di favorire l’azione dei linfociti NK (Natural killers, ovvero “assassini naturali”), le “cellule NK”. Si tratta di globuli bianchi che costituiscono i primi agenti protettori dell’organismo in caso di aggressione. I principi attivi dell’AHCC aumentano inoltre la concentrazione di linfociti T e B, globuli bianchi che agiscono in maniera specifica contro gli agenti patogeni. Grazie alla sua attività immunostimolante, questo estratto fermentato di shiitake rappresenta un prezioso alleato nella prevenzione di varie malattie, anche virali,  tra cui le varie forme di influenza.  Le proprietà immunostimolanti dell’AHCC sono state dimostrate da studi in vitro e test clinici. I ricercatori hanno mostrato particolare interesse per l’azione stimolante dell’AHCC sulle cellule NK, che rappresentano una linea difensiva fondamentale anche contro le cellule tumorali. Coinvolte nella risposta immunitaria innata, o immediata, i linfociti NK sono in effetti in grado di individuare e uccidere le cellule tumorali appena formate in poche ore. Inutile dire che la stimolazione di queste “cellule assassine” tramite l’AHCC apre prospettive terapeutiche interessanti nella lotta contro  numerose patologie. Dalla sua elaborazione e dalla scoperta delle sue virtù terapeutiche, l’AHCC è stato utilizzato da centinaia di migliaia di persone. L’impiego di questo prodotto è supportato anche da studi condotti in oltre 30 università e istituti di ricerca e in più di 700 ospedali in Giappone e in tutto il mondo.
Per offrire un prodotto immunostimolante di qualità, un estratto di shiitake standardizzato al 60% di AHCC viene ottenuto in laboratorio in conformità alle norme GMP et ISO 9100 & 22000 e confezionato in capsule del dosaggio di 500 mg.

 

Lattoferrina
La lactoferrina o lattotransferrina, è una glicoproteina  contenuta in particolare nel colostro (la prima forma del latte materno) e il siero di latte ad azione antimicrobica e ferro-trasportatrice. Nota ormai da tempo, (è stata scoperta da Sorensen e Sorensen nel latte vaccino nel 1939), è stata recentemente rivalutata per le sue proprietà antiossidanti, immunomodulatrici ed antinfettive; protegge in modo particolare la bocca, il naso e gli occhi da attacchi infettivi. In forma di integratore è anche assunta come anti-ossidante. Negli ultimi 15 annj sono stati effettuati vari studi sulla lattoferrina, in particolare come trattamento di supporto in casi di epatite C, acne, ulcere, osteoporosi e processi infiammatori. Il numero di studi clinici è ancora scarso, ma se la lattoferrina viene assunta in forma di integratore alimentare di buona marca (dosaggio 200-250m), non vi sono effetti collaterali. Ci possono essere invece effetti collaterali se assunta per oltre 2 settimane in forma di latte vaccino; ciò è  dovuto al fatto che le altre proteine contenute nel latte vaccino non sono le stesse del latte materno.

 

Probiotici

In particolare il lactobacillus plantarum ed il  lactobacillus gasseri  sono ceppi ceppo probiotici che ottimizzano le funzioni immunitarie naturali del corpo. Optando per una cura a base di Lactobacillus gasseri, sono necessari non meno di 12 miliardi di microrganismi per dose per ottimizzare le funzionalità immunitaria in generale della flora intestinale.e’anche utile 

 

 Alcune altre sostanze

La vitamina C,disponibile in particolare in frutta e verdura cruda  (ed in questi tempi si tende ad assumere più alimenti cotti, per timori di eventuali contagi) è particolarmente nota perché stimola la distruzione degli agenti patogeni nell’organismo. .Può quindi essere utile, per assicurare  un apporto ottimale di vitamina C ed  un suo buon assorbimento,   optare per un integratore alimentare di tipo liposomico a dosaggi relativamente alti.

La vitamina D, in questo periodo in cui   si deve “rstare a casa” per quasi tutta la giornata, è difficile d ottenere in quantità sufficiente tramite l’esposizione ai raggio del sole. Per evitare carenze è bene innanzitutto introdurla in quantità nella forma alimentare (si trova in particolare nell’olio di fegato di merluzzo, nelle aringhe o nelle sardine)  e din vari casi può essere utile in questo periodo anche assumere integratori, poiché i linfociti T, le cellule che si trovano in prima linea per garantire la nostra protezione, si attivano  in  presenza della vitamina D      

Possono poi essere utili  vari altri integratori, tra i quali in particolare: L-glutatione solubile, Condroitina solfato, Zinco acetato, Selenio, Magnesio, Vitamine del gruppo B.

Tra breve, in un prossimo articolo, parlerò della  “Fitoterapia nella lotta contro i virus”.

NOTIZIARIO BUTEYKO- aprile 2020 scritto dalla Dr. Fiamma Ferraro per buteyko.it

NOTIZIE SALUTARI ( numero supplementare dedicato all’emergenza del coronavirus.)

Salve !!!
Come forse ricorderete, in gennaio vi avevo scritto che dopo 18 anni di continuo invio  mensile  del Notiziario Buteyko mi sembrava preferibile ampliare la sfera delle notizie e  dei lettori,  scrivendo degli articoli non solo su Buteyko e solo sul respiro ma sulla salute in generale, visibili da tutti gli interessati su facebook e sul mio sito.
Purtroppo siamo in presenza di un   nuovo   virus contro il quale non abbiamo ancora  un’immunità e tanto meno dei vaccini,  e  molti   si chiedono come proteggersi dall’infezione e come rinforzare la propria  immunità per essere in grado di combattere il virus. Per chi  è già affetto dal coronavirus vi sono già alcune terapie efficaci, in particolare se la malattia è ancora negli stadi iniziali,   ed altre sono in fase di sviluppo mentre per la prevenzione non vi sono purtroppo ancora dei vaccini, anche se si spera che saranno disponibili tra non  molto tempo.
Cerco quindi di dare alcuni consigli utili per la prevenzione e l’ottimizzazione del proprio sistema immunitario, basati   in primo luogo sul modo di respirare, ma non solo.
Ovviamente è indispensabile attenersi in prima linea  a quanto  indicato dalle nostre autorità sanitarie  (restare a casa, lavarsi le mani, stare   a distanza  da altre persone, evitare affollamenti ed altro).  Uno dei consigli più importanti sarebbe poi quello di mettersi delle mascherine, purtroppo difficili da trovare in numero sufficiente e  di  buona qualità persino per il personale sanitario.
Tra i consigli  di prevenzione che in genere si leggono  vi è  peraltro ben poco quanto all’importanza del modo di respirare; vi sono molti consigli  per rinforzare l’immunità, con uno stile sano di vita, evitando ansia e stress (consiglio ben difficile da seguire di questi tempi), con integratori, con una buona dieta ed altro, ma tra questi consigli non vi è quasi mai quello di  “respirare bene”; ed i lettori di questo Notiziario ben sanno cosa intendo quando parlo di una buona respirazione! Sanno che respirando bene (ed evitando quindi l’iperventilazione)  si ottiene una buona ossigenazione di tutte le cellule del corpo ed una ottimizzazione del nostro sistema immunitario. Purtroppo chi inizia ora l’addestramento per ridurre l’iperventilazione deve  eseguire  con costanza gli esercizi per diverso tempo prima di ottenere degli effetti di ottimizzazione del sistema immunitario, e quindi questo addestramento non sarebbe utile per ottenere subito questa ottimizzazione e per diminuire il rischio, già in corso, di contagio da coronavirus. Vi  è tuttavia  una misura preventiva  (e cioè diretta solo a chi sta ancora bene e non ha alcuna difficoltà respiratoria), ad effetto abbastanza rapido, per diminuire il rischio di contagio da corona virus:   e cioè quella di cercare di respirare costantemente   dal naso e non dalla bocca.
E’ infatti   noto non solo agli addetti sanitari ma anche a gran parte del pubblico e dei media che normalmente (e cioè quando si sta ancora bene e non sono presenti problemi che ostacolano l’ingresso dell’aria nelle vie respiratorie, come purtroppo accade in casi di coronavirus a volte anche in stadi non avanzati) si dovrebbe respirare dal naso e non dalla bocca, sia di giorno che di notte.    Il naso è  l’organo che la natura ci ha dato per respirare mentre la bocca è l’organo  destinato al mangiare e parlare, e solo in situazioni di emergenza al respirare. Data l’importanza del respiro, senza il quale non potremmo sopravvivere che pochi minuti, la natura,  tramite la bocca, ci ha dato appunto un organo di riserva per il respiro, al quale possiamo ricorrere in caso di sforzi fisici estremamente intensi o impossibilità di respirare dal naso (per otturazione delle vie nasali o altri stati patologici).
Quando però il respiro per via orale, invece di restare una misura eccezionale alla quale si ricorre in caso di necessità (come   nei casi di coronavirus  già presenti) diventa un’abitudine permanente (sono purtroppo  non poche  le persone che respirano permanentemente con la bocca aperta giorno e notte) allora sono ben noti, non solo ai medici ma anche ad una gran parte delle persone, i danni che possono essere  causati da  questa respirazione orale costante (e per respirare si intende ovviamente sia l’inspirare che l’espirare) .
Questi danni rischiano di diventare molto più rilevanti quando, come nel caso attuale, ci troviamo ad affrontare un virus emesso, -in particolare con tosse e starnuti ma non solo-  con le goccioline contaminanti  contenute nell’aria che inaliamo, che si stabilizza  nell’apparato  respiratorio.
Mi sembra quindi strano che tra i consigli sanitari in genere dati per evitare di essere contagiati e di contagiare gli altri non vi sia   il consiglio, importante per  la prevenzione ed oltre tutto assolutamente non costoso, di respirare –ogniqualvolta ciò possibile senza sforzi e disagi- dal naso e non dalla bocca, e di tenere la bocca chiusa quando non si parla o mangia.
Sono ovviamente utili  le mascherine (di tecnologia più o meno avanzata ed  efficacia diversa a seconda dell’attività svolta), sia per  evitare l’ingresso di virus  con l’inspirazione, sia l’emissione di virus  con l’espirazione.
Occorre tuttavia, quando si indossa una mascherina, prendere alcune precauzioni,  (in particolare per quelle elementari e di tecnologia non avanzata). Dal momento  che può essere scomodo portare una maschera vi è  tra l’altro anche un aumentato rischio di toccare spesso il viso con le mani quando si  sposta la maschera per renderla meno fastidiosa. Un’altra considerazione   è che le maschere più comuni durano solo  poco tempo prima di dover essere sostituite; bisognerebbe inoltre anche con le mascherine, cercare di respirare dal naso e non dalla bocca, se si riesce a farlo senza   sforzo e disagio.    Come spero i lettori abbiano notato, ho messo in evidenza l’importanza del respirare dal naso per prevenire il contagio da coronavirus; quando infatti non si tratta più di prevenire   ma, magari senza saperlo, si è già contagiati, allora la quantità d’aria che si introduce –sia con la respirazione orale che, tantomeno, con quella nasale – può non essere sufficiente, fino ad arrivare alla necessità di ricoveri e alla necessità di misure di aiuto alla ventilazione, con introduzione di ossigeno supplementare con  vari sistemi. In questi casi di malattie dell’apparato respiratorio il problema si presenta  infatti già nelle prime due    fasi del processo di ossigenazione   dell’organismo, e cioè nel passaggio in quantità sufficiente di  ossigeno dall’aria atmosferica ai polmoni  e poi  dagli alveoli polmonari al sangue, e non solo nella fase finale- fase che  viene potenziata eliminando l’iperventilazione-  del passaggio dell’ossigeno dal sangue   alle  cellule dei tessuti del corpo.  Quando ci si accorge che si ha l’abitudine di iperventilare (e si spera che ciò avvenga prima che l’iperventilazione abbia magari contribuito a causare malattie croniche, disfunzioni delle difese immunitarie e vari altri problemi) allora è il caso di passare agli esercizi   diretti ad eliminare  l’iperventilazione. Questi esercizi – è importante ripeterlo-   vanno effettuati solo a titolo preventivo o magari quando, pur contagiati, si è in una fase in cui non è presente alcun sintomo e si può cercare di respirare di meno e dal naso senza percepire difficoltà e disagi.
Dopo questa premessa (mi scuso per la lunghezza ma mi è sembrato importante ribadire anche queste cautele importanti) passo a descrivere meglio i vantaggi che il  respirare costantemente dal naso e non dalla bocca può apportare per diminuire le probabilità di contagio da coronavirus e da altre malattie che colpiscono in particolare l’apparato respiratorio.

1–Il coronavirus viene introdotto nell’organismo in particolare tramite l’aria ( ved. ad es.questo rif.” Evidence of airborne transmission of the severe acute respiratory syndrome virus. Link to full textApril 22, 2004 N Engl J Med 2004; 350:1731-1739” ) In  un solo giorno respiriamo dai 10.000 ai 20.000 litri di aria: circa 10 volte di più rispetto ai chili di cibo  che mangiamo. L’aria contiene molti   virus e altre particelle che pertanto in un solo giorno inaliamo in una quantità che, secondo varie ricerche, può raggiungere i 100 miliardi. Il 70% circa di tutte le particelle  e  virus contenuti nelle goccioline contaminate presenti nell’aria  viene  filtrato  quando queste particelle e virus attraversano le mucose e le ciglia del nostro naso. Se invece respiriamo dalla bocca e non dal naso, l’aria  arriva  nei nostri polmoni senza essere stata preventivamente filtrata.  In altri termini,  saltiamo la prima linea di difesa del nostro corpo. Pertanto, in relazione alle misure di protezione contro il coronavirus, non è certo sufficiente lavarci le mani ecc. se, allo stesso tempo,  teniamo  la bocca aperta e respiriamo ogni giorno  dai 10.000 ai 20.000 litri di aria non filtrata.

2— Un naso freddo aumenta il rischio di infezioni da virus. Quando inaliamo dal naso  l’aria viene riscaldata ed inumidita (il che non avviene se si respira dalla bocca)  mentre  il naso stesso si raffredda e si secca. Tuttavia quando espiriamo dal naso,  esso viene nuovamente riscaldato ed idratato dall’aria calda ed umida che viene restituita dai polmoni. Se invece, pur inspirando dal naso   espiriamo attraverso la bocca ciò non avviene ed il naso resta freddo e secco. E’ importante perciò non solo inspirare ma anche espirare dal naso e non dalla bocca. La ricerca mostra infatti che il rinovirus,  noto per causare raffreddori e infezioni delle vie respiratorie superiori, si moltiplica quando il naso si raffredda, il che    crea un ambiente favorevole per la riproduzione del rinovirus (ved. ad es.” Temperature-dependent innate defense against the common cold virus limits viral replication at warm temperature in mouse airway cells Ellen F. Foxman et al.  Edited by Tadatsugu Taniguchi, University of Tokyo- January 5,2015    doi.org/10.1073/pnas.1411030112 “) ed è probabile  che ciò valga anche per la propagazione del coronavirus.

3–Il ruolo antibatterico ed antivirale dell’ossido nitrico (NO) prodotto nei seni paranasali. Sono note le proprietà antivirali dell’ossido nitrico, sostanza scoperta da Eddie Weitzberg, Jon Lundberg e collaboratori dell’Istituto Karolinska in Svezia, negli anni ’90 (ved. ad es. High nitric oxide production in human paranasal sinuses. Nat Med. 1995 Apr;1(4):370-3.- Lundberg JO et al. e  “Nitric Oxide Inhibits the Replication Cycle of Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus Link to full text – J Virol. 2005 Feb; 79(3): 1966–1969 -Sara Åkerström et al. ), prodotto in grandi quantità nei seni paranasali quando  respiriamo    attraverso il naso,  allo scopo di dilatare  le vie bronchiali per consentire all’aria di attraversarle facilmente . Inoltre l’NO provoca anche la dilatazione dei vasi sanguigni all’interno dei polmoni, il che  consente un migliore  passaggio dell’ossigeno dai polmoni al sangue.  Una ulteriore importante funzione dell’ NO è costituita dalle sue proprietà antimicrobiche, che  eliminano virus e batteri che sono fuggiti dalle ciglia all’interno del   naso e della  gola. Il coronavirus appartiene allo stessa tipologia  di virus della SARS (sindrome respiratoria  grave acuta). In un articolo del 2005 i ricercatori hanno concluso che l’ossido nitrico inibisce la replicazione del virus SARS (ved. ad es.) Quando respiriamo dalla bocca questa  importante sostanza, l’ossido nitrico, non viene invece prodotto.
Ovviamente anche l’ossido nitrico, analogamente ad altre sostanze  fondamentali e indispensabili, se presente in eccesso nell’organismo può provocare vari effetti negativi. Tramite una respirazione normale   non  è possibile produrlo in quantità eccessiva ma può essere pericoloso assumere integratori a base di ossido nitrico o dell’amminoacido arginina, soprattutto per chi assume il Viagra o farmaci a base di nitroglicerina o altri che contengono o potenziano la formazione di ossido nitrico.
Mi sembra utile citare  infine un mezzo che consente di intensificare, tramite il respiro,  la produzione dell’ossido nitrico  prodotto dai seni paranasali: è stato  scientificamente provato (ved ad es. “ Exhaled nasal nitric oxide during humming: potential clinical tool in sinonasal disease? -Biomark Med. 2013 Apr;7(2):261-6. doi: 10.2217/bmm.13.11.Maniscalco M1, Pelaia G, Sofia M.” e “ Strong humming for one hour daily to terminate chronic rhinosinusitis in four days: A case report and hypothesis for action by stimulation of endogenous nasal nitric oxide production.” In Journal             In Medical Hypotheses 2006 66(4):851-854 -Author Eby, George A. “) che il fatto di cantare prolungatamente,  attraverso il naso e con    la bocca ben chiusa, il suono hmmmm….   fa aumentare la produzione di NO nei seni paranasali. Questi studi scientifici pertanto ora confermano gli effetti benefici provocati dalla pratica, diffusa da molti secoli in varie scuole di yoga e medicina orientale, consistente appunto  nell’ emettere  ripetutamente ed a lungo il suono ommm…… !

 

*********  Concludo questa prima parte, e spero entro alcuni giorni di poter mandare un notiziario con vari altri consigli, basati non solo sul respiro.

Ed ecco alcune altre informazioni:

CORSI, DATE E CONSULENZE

-La 4 edizione di ATTACCO ALL’ASMA…E NON SOLO (Macrolibrarsi) uscirà a Maggio-Giugno 2020. In questa edizione ci sono:

  1. Nuovi studi e dati recenti.
  2. Nuovo capitolo sullo sport e l’attività fisica.
  3. Nuovo capitolo sul microbioma.
  4. Nuovo capitolo intitolato: “L’arma a doppio taglio di internet” e “Buteyko on-line?”

 

-Ricordo che “Dottoressa Fiamma Ferraro” è un sito professionale: non è pertanto possibile chiedere l’amicizia. Inserendo “Facebook dottoressa fiamma ferraro” su un motore di ricerca lo si trova subito, e se si ha un profilo Facebook, ci si può collegare al profilo.

 

-Ci sono state richieste per corsi Buteyko on-line, ma come scrivo in uno dei nuovi capitoli, “Buteyko si rivolterebbe nella tomba”! I parametri che non si possono osservare on-line (movimenti del torace quando si respira, rumori, posizioni ecc. )sono troppi.

Le prossime disponibilità per corsi individuali è la seguente:

Roma, Carpi e Firenze: fine aprile-maggio.

Corsi e consulenze a Milano: fine maggio-giugno.

Nel frattempo, sono comunque disponibile per qualsiasi tipo di consulenza a distanza. Come fare: chiamare uno dei cellulari (3456248926)  dello studio dalle 18.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdì per sottoporre il proprio caso, e se si ritiene che una consulenza telefonica possa essere utile, spiegherò come procedere.

NOTIZIARIO BUTEYKO – Gennaio 2020: Annuncio di cambiamento


Carissime lettrici e carissimi lettori,

Spero che abbiate passato delle buone feste. Ciò che state per leggere non è un notiziario, bensì un annuncio di cambiamento. Come sapete, mia madre Rosa Maria Chicco ha introdotto il metodo Buteyko in Italia nel 1999, dopo che negli anni ’80 ne aveva sentito parlare a Dublino da un collega dell’Ambasciata dell’ex URSS  e aveva   seguito a Londra uno dei primi corsi per istruttori tenuto in inglese da  Alexander Stalmatski, uno degli esperti russi, allievi di Buteyko che, emigrati in Australia,   avevano introdotto la conoscenza di Buteyko nel mondo di lingua inglese. Anche   Rosa Maria Chicco saluta tutti; 75enne ed  in ottima forma,  spesso mi accompagna a Milano per i miei corsi sullo sport 🙂

Fa una certa a impressione pensare che sono passati già quasi 20 anni dalla data del  primo notiziario Buteyko, che risale al 2002, ed era stata mia madre a scrivere e diffondere il notiziario per i primi tempi. In questi anni trascorsi il notiziario ha raggiunto  oltre 2.500persone, ed è con grandissimo piacere che ho visto che le persone che hanno cliccato “cancellare”, per non ricevere più il notiziario in tutti questi anni sono veramente poche, mentre mi sono giunte tantissime mail in cui mi sono stati comunicati  dei ringraziamenti per le notizie fornite su Buteyko.
Il grande cambiamento del 2020 è il seguente: non verrà più inviato il notiziario alla mailing list in forma di e-mail. Questo perché   tra pubblicità, offerte ecc. ecc.   sicuramente ricevete già tantissime e-mail; ma vi dò una buona notizia: al posto del notiziario ci saranno articoli e post di varie lunghezze su tantissime tematiche, compresa (ovviamente!) la respirazione. Questi post ed articoli verranno postati sul mio profilo facebook “Dottoressa Fiamma Ferraro”, che vi invito a seguire; così li riceverete automaticamente. Chi invece non è su facebook e si rifiuta di esserlo,  può andare sul mio nuovo sito (attualmente  in costruzione) nel quale sarà anche incluso www.buteyko.it (che basterà inserire su google). Lì troverete sia i notiziari dal 2002 fino alla fine del 2019 che gli articoli futuri. Le date dei corsi, che riporto in calce le troverete in futuro sia su facebook che su www.buteyko.it.
Un altro annuncio importante è che nel 2020 uscirà la quarta edizione del mio libro “Attacco all’asma… e non solo”  (la precedente 3° edizione era stata pubblicata da Macrolibri anche in Francia, in lingua francese); la conoscenza del metodo Buteyko era infatti nell’ultimo  ventennio diventata abbastanza diffusa nei paesi occidentali di lingua inglese, mentre era poco diffusa nei paesi di lingua francese e spagnola; ora per fortuna, grazie ai risultati ottenuti, si sta diffondendo sempre di più anche in questi paesi.
In questa prossima   4° edizione italiana vi saranno nuovi capitoli sulle seguenti tematiche: nuovi dati sul ruolo dell’anidride carbonica nell’organismo umano e su nuove sperimentazioni e studi, sullo sport, il microbioma,  ed altro.
Con i migliori auguri  di “ottimo respiro” e di buon proseguimento di lettura a tutti,


Fiamma Ferraro

NOTIZIE SALUTARI scritte dalla Dr.ssa Fiamma Ferraro per Buteyko-Italia- Anno 2019

  Novembre-dicembre 2019

1- Arriva l’inverno, accompagnato da un aumento dei casi di raffreddore ed influenza.
Si tratta in genere di un problema  che in chi  soffre di asma e/o altri problemi respiratori  procura più disagio. Che fare per ottenere una  più rapida   cura  o perlomeno  prevenire complicazioni?
Se inizano a presentarsi i primi pur leggeri sintomi è bene cercare innanzitutto di capire se si tratti di sintomi di un’influenza o solo di un raffreddore. Chi ha effettuato la vaccinazione contro l’influenza è in genere portato a credere che non possa trattarsi di influenza e che si tratti di raffreddore o altri problemi. Tuttavia anche in chi si è vaccinato non  sempre il vaccino funziona; si è visto infatti che i virus influenzali possono cambiare rapidamente da un anno all’altro e quindi non sempre la tipologia di virus impiegata nei vaccini, pur  recenti, è efficace anche per  tutte queste nuove generazioni di virus.
Pertanto   per cercare di capire non appena possibile  se stia iniziando un raffreddore o un’influenza  può essere d’aiuto un’attenta valutazione dei sintomi, per individuare  le misure   opportune   e  per  capire quando è bene ricorrere al medico.

Per quanto riguarda la distinzione tra raffreddore e influenza, ecco alcune differenze nei sintomi:
TOSSE  : nel raffreddore è  frequente, di solito secca;   nell’influenza   è  frequente e più fastidiosa, e negli anziani o  negli immunocompromessi  è maggiore il rischio di  sviluppare una polmonite secondaria.
FEBBRE : nel raffreddore  è rara (più comune nei  bambini)  nell’influenza è frequente e dura 3-4 giorni con temperature spesso   elevate.
DOLORI muscolari nel raffreddore,   lievi o assenti ; nell’influenza quasi sempre presenti e intensi
BRIVIDI:  nel raffreddore, rari e comunque lievi ;  nell’influenza, frequenti e intensi
STARNUTI :  nel raffreddore,  frequenti ;   nell’influenza,  sporadici
MAL DI GOLA : nel raffreddore , spesso presente, e nell’influenza più frequente e intenso
RINORREA :  nel raffreddore,    comune ;   nell’influenza,  sporadica
STANCHEZZA:  nel raffreddore, lieve o assente;   nell’influenza,   frequente e intensa
STAGIONE:   per il  raffreddore, frequente da fine agosto a fine aprile ;  per l’influenza,  di solito nei mesi invernali

Quanto ai possibili rimedi: oltre ai  farmaci, in vari casi necessari, prescritti dal proprio medico, vi sono  numerose sostanze naturali che possono prevenire  raffreddori ed influenze e che comunque possono spesso essere assunte  anche in aggiunta  ai farmaci per migliorare i tempi di guarigione, attenuare eventuali effetti collaterali  e prevenire complicazioni.
Vi sono infatti varie  sostanze naturali che potenziano il sistema immunitario, tra le quali alcune hanno anche un effetto antivirale ed antibatterico.

 Tra queste  cito solo alcune delle più note e popolari:
-La più nota è forse la vitamina C  ma un “errore” molto comune è quello di ricorrere alla vitamina C o ad altre sostanze   benefiche    solo quando si avvertono i primi sintomi, ma a questo punto è già  tardi: i virus causanti il raffreddore o l’influenza sono ormai penetrati all’interno delle cellule, e tali sostanze riescono solo, in certi casi ed in dosi elevate ad attenuare la sintomatologia. L’approccio ottimale è quello di rinforzare il sistema immunitario, ad es.  anche solo con integratori a base di vitamina C , iniziando magari verso  l’inizio di settembre (ma le stagioni sono ormai abbastanza imprevedibili ed anche i continui sbalzi di temperatura -dal caldo al freddo e viceversa- non aiutano!)

Qui di seguito indico   degli esempi di terapie dirette  a prevenire e curare raffreddori ed influenze :
Vi sono   vari preparati  fitoterapici con effetto antibatterico ed antivirale, come ad es.  Echinacea, Propoli , estratto di semi di pompelmo e vari altri e per questi  è bene  ricorrere ad un medico esperto in fitoterapia   che possa dare consigli su dosaggi e modalità d’assunzione (estratti, tintura madre   ecc.)
Vi sono inoltre molti altri integratori naturali   che, oltre a rinforzare in genere il sistema immunitario, hanno spiccati effetti sia  anti-virali  che anti-batterici.


Ne cito qui solo alcuni, iniziando dalla radice di Andrographis paniculata che, a quanto si è visto in alcuni studi, ha la rara capacità di    sopprimere i virus nocivi prima che penetrino  dal sangue all’interno delle cellule, ed ha anche un notevole effetto anti-infiammatorio .
Un’altra sostanza  – di particolare importanza per l’Italia-  è poi l’oleuropeina, estratta in particolare dalle foglie dell’albero  d’olivo e che si trova anche nel rivestimento  verde delle olive  e  nell’olio d’oliva. Numerosi studi hanno dimostrato le spiccate proprietà   antivirali ed antibatteriche  nonché altri importanti effetti benefici dell’oleuropeina,  di cui parlo nell’articolo nr.2.

Altre armi preziose contro raffreddori ed influenza (e per molti altri problemi di salute) ci vengono  anche dalla micoterapia: le  straordinarie proprietà benefiche di numerosi funghi medicinali sono da secoli impiegate nella medicina orientale  mentre da noi    le  qualità risanatrici di questi funghi sono state studiate ed accertate   in tempi  relativamente recenti ma, visti i risultati ottenuti, l’impiego di integratori a base di funghi medicinali sta crescendo sempre di più anche da noi.  Riporto qui solo alcuni esempi in relazione al raffreddore ed influenza: il   fungo Reishi, il Coriolus ed altri hanno spiccate proprietà  antivirali ;  l’ Agaricus   è un potente regolatore del sistema immunitario. Vi sono poi numerosi altri funghi medicinali  (Hericium, Cordyceps, Maitake, Shiitake ed altri) di  notevole  efficacia per  molti altri problemi di salute.

Restando tuttavia sulla tematica del raffreddore ed influenza devo aggiungere alcune righe in relazione a quella che, in vari articoli (ved.   ad es. questo link (www.scienzaeconoscenza.it/blog/medicina-non_convenzionale/com-e-composto-il-microbioma ) ho definito come “la rivoluzione della medicina”, e cioè la scoperta delle eccezionali proprietà del microbiota ( il complesso dei microrganismi presenti nel nostro organismo)  e del microbioma (il complesso dei geni  di questi microrganismi). Si   è passati dalle poche centinaia di studi reperibili all’inizio del 2000 alle attuali   migliaia, e il numero continua a crescere sempre più rapidamente,   in particolare sui 2 kg di microrganismi che popolano il nostro intestino,  ed è ormai lampante come il tipo e la quantità di questi microbi intestinali giochi un ruolo determinante per la nostra salute.  Ciò nonostante  solo una piccolissima parte dei microrganismi che compongono il microbiota è stata finora identificata, il che non sorprende, dato il numero stratosferico di questi microrganismi (e tra questi microganismi, designati genericamente con il nome di “microbi”, sono compresi batteri, virus, lieviti, funghi, elminti e parassiti vari).
-Quanto ho scritto sopra  su  batteri e virus in relazione a raffreddore ed influenza  suscita l’impressione (prevalente fino a non molti anni fa) che virus e batteri  presenti nel nostro organismo siano  nocivi mentre in realtà, come scrivevo sempre per “Scienza e Conoscenza”,  gli scienziati  fino a poco tempo fa avevano   identificato solo dei microbi nocivi, e solo recentemente è emerso il fatto che i microbi nocivi costituiscono solo una piccola parte dei microrganismi contenuti in un organismo umano (il microbiota di una persona in buona salute contiene l’80% di microbi che promuovono la salute e solo il 20% di microbi che possono essere nocivi ma che, in un organismo sano, vengono in genere tenuti a bada dall’80% dei microbi benefici).
Con questo complesso enorme di cellule microbiche che ospitiamo ci troviamo pertanto, per la maggior parte del tempo, fortunatamente in una situazione di pacifica convivenza e reciproco sostegno, poiché la stragrande maggioranza di questi microrganismi esercita un effetto benefico sul nostro organismo ed è anzi essenziale per la nostra vita. …. non solo per la digestione e nutrizione ma per la salute di tutto l’organismo umano
.
Questa nuova “ scienza del microbiota” sta procedendo rapidamente ma, come osserva lo scienziato Dave Reilman, Ph.D., della Stanford University, «soltanto lo 0,4% circa di tutte le specie batteriche esistenti è stato identificato».C’è quindi ancora molta strada da percorrere, anche perché fino a pochi anni fa nella pratica medica veniva dedicata un po’ di attenzione solo a quella che veniva definita come “flora intestinale”, consigliando magari solamente (e nemmeno sempre) di prendere, dopo le cure con gli antibiotici, un po’ di probiotici.


Nel lettore sorge a questo punto spontaneo l’interrogativo: “dato il ruolo benefico della maggioranza dei microbi, qual è il microbo/probiotico da prendere  per contrastare il raffreddore/influenza?” A questa domanda, dato l’enorme numero di microbi, identificati solo in minima parte, e data la diversa composizione del microbiota individuale, diverso in ognuno, non è possibile dare una risposta sicura; è stato constatato l’effetto generale benefico  tra l’altro anche per raffreddore/influenza  di alcuni probiotici, come il lactobacillus rhamnosus , il lactobacillus reuteri  e di vari  altri lattobacilli e bifidobabatteri. Tuttavia    poiché l’effetto  benefico per la salute è collegato non solo alla quantità  percentuale (almeno l’80% dei microbi benefici rispetto a quello dannosi) ma anche alla varietà dei microbi benefici presenti, conviene comunque assumere dei probiotici contenenti la maggior possibile quantità e varietà di tipologie di batteri benefici, ed   in particolare per la prevenzione,  è bene assumere  buone quantità di  prebiotici, e cioè di nutrienti che alimentano i probiotici benefici.

Sull’argomento vi sarebbe ancora molto da scrivere ma concludo con la raccomandazione più importante che, come i lettori di questo Notiziario possono immaginare, riguarda il modo di respirare. Per prevenire e trattare anche raffreddore/influenza occorre innanzitutto respirare “bene”, intensificando un pochino la frequenza degli esercizi Buteyko di respiro e preoccuparsi di respirare costantemente – ed in particolare quando si esce all’aria aperta- dal naso e non dalla bocca. Quando infatti si respira dal la bocca, oltre all’inevitabile conseguenza dell’iperventilazione,  un ulteriore effetto dannoso è che l’aria fredda dell’inverno non viene un po’ riscaldata   e parzialmente depurata da microbi e sostanze inquinanti,  come invece   avviene quando si respira  dal naso.

2- Diabete ed olio d’oliva
Tra i rimedi per raffreddori ed influenza e per potenziare il sistema immunitario ho sopra menzionato l’oleuropeina (contenuta nelle  olive e soprattutto nelle foglie dell’olivo).
Nella “Giornata mondiale del Diabete” del 14 novembre scorso la stampa internazionale ha dato ampio rilievo ad un recentissimo studio che prova le rilevanti qualità antidiabetiche  dell’olio d’oliva e dell’oleuropeina in esso contenuta.
E’ ben noto  (ne ho parlato anche nel mio libro “Attacco alle diete uguali per tutti) il fatto che la “dieta mediterranea” è una delle più sane al mondo, e sta emergendo il fatto che uno dei componenti benefici più importanti della dieta mediterranea è appunto l’olio d’ oliva (ved. in proposito anche  quanto ho scritto   su “Scienza e Conoscenza” (www.scienzaeconoscenza.it/blog/alimentazione_cura_malattie/grassi-fanno-bene-o-fanno-male )

La stampa internazionale ha  ora pubblicato vari articoli  in cui si osserva che proprio  l’alimento con il più alto potere calorico,  potrebbe essere utile nella cura del diabete grazie alla sua capacità di ridurre i livelli di glucosio nel sangue dopo i pasti.  Questi articoli, nel  mettere in evidenza  le straordinare proprietà dell’olio d’oliva, menzionano in particolare un recentissimo studio dell’Università della Sapienza di Roma.  In questo studio, pubblicato sul British Journal Clinical Pharmacology, si è constatato come l’oleuropeina, uno dei componenti  dell’olio d’oliva, è in grado di ridurre la glicemia post-prandiale. Gli studiosi si sono concentrati su un  gruppo  di persone sane alle quali sono stati somministrati 20mg di oleuropeina   Confrontando i risultati con il  gruppo di controllo (placebo)  dopo due ore dal pasto, i ricercatori hanno osservato una riduzione significativa della glicemia solo   nel gruppo dei partecipanti  che avevano assunto i 20mg di oleuropeina; in questo gruppo, due ore dopo il pasto,  vi erano in sostanza gli stessi livelli glicemici  presenti prima del pasto.

Questa ricerca, come si osserva,  apre nuove prospettive per combattere il diabete anche con sostanze naturali come l’oleuropeina -presente non solo nell’olioma anche   nelle foglie dell’ulivo,- e ne sono stati constatati effetti benefici anche per la prevenzione delle complicanze cardiovascolari  del diabete. Un interrogativo che a questo proposito mi  viene in mente (una volta tanto non   per quanto riguarda la  salute ma in relazione agli interessi dei nostri agricoltori  ) è: ma perché, data l’eccezionale quantità e qualità degli alberi d’olivo in Italia, la maggior parte dei nostri agricoltori, quando provvedono a potare i rami degli olivi, non cercano in di utilizzare anche   le foglie dei rami potati, o le foglie cadute durante la raccolta delle olive, facendole magari subito portare ad esperte ditte erboristiche affinché ne estraggano l’oleuropeina? Non sono esperta quanto  queste tecniche di estrazione, e tanto meno sulle modalità di coltivazione e della raccolta delle olive  ma chi è esperto potrebbe magari approfondire questa prospettiva!

3- Una nuova scoperta sulle eccezionali possiblità derivanti dallo sviluppo della scienza del microbiota/microbioma
Anche nel mio precedente Notiziario parlavo di questa tematica, accennando  alle nuove   importantissime ricerche dell’Università di Harvard, in cui si  osserva che “si è solo all’inizio degli sforzi diretti ad analizzare l’intero   microbioma  ……. il nostro è solo il primo passo di quello che sarà un lungo percorso verso la comprensione del modo in cui le differenze nel  loro contenuto genetico guidano il comportamento dei microbi e modificano il rischio di malattie”.
 Così ad es. è ora emerso  ancora un nuovo meccanismo, di cui non è chiaro il funzionamento, tramite il quale il microbiota influisce sul nostro organismo. Questo meccanismo potrebbe essere di particolare interesse anche  per  sportivi e   palestre!  
In queste ricerche si è constatato , tramite una sperimentazione sui topi, come delle vibrazioni coinvolgenti tutto il corpo  abbiano il potere di provocare cambiamenti  nel microbioma e di attenuare le infiammazioni

Queste  “vibrazioni coinvolgenti tutto il corpo” menzionate negli articoli inglesi come WBV (whole body vibration) si ottengono   nelle persone tramite  delle  sedute anche brevi su pedane vibratorie, (entro un ambito specifico di frequenze vibratorie,    del genere di quelle che si trovano in alcune pedane in varie palestre) ;  e finora nessuno avrebbe immaginato  che la composizione del microbioma (e quindi degli effetti derivanti per la salute da questa composizione) potesse  essere influenzata  anche dalle vibrazioni.  Nello studio pubblicato  nel giugno scorso sull’International Journal of Medical Science (ved. https://www.mdpi.com/1422-0067/20/13/3125/htm ) è stato constatato , nei topi sottoposti alla WBV (vibrazione di tutto il corpo) un aumento generale della quantità di batteri intestinali benefici, ed in particolare una moltiplicazione pari a 17 volte nel contenuto   del batterio Alistipes , che a quanto pare svolge un ruolo essenziale contro l’infiammazione, e nell’esperimento in questione è stato inoltre osservato un notevole effetto antidiabetico.


– Appare pertanto evidente come sulla tematica del microbioma- microbiota siano necessari ancora molti anni di studi: pochi avrebbero  immaginato che delle vibrazioni provenienti da una pedana potessero influenzare  anche la composizione del microbiota   facendo aumentare la presenza di batteri benefici nell’intestino!  Si era propensi a pensare che il microbiota potesse essere modificato –in bene o in male- solo con l’introduzione nel nostro organismo (per via orale, tramite la pelle, con iniezioni ecc.) di sostanze materiali, come  i probiotici, antibiotici, farmaci, cibi fermentati ed altro. Ed invece a quanto pare anche altri elementi, come il movimento, le vibrazioni derivanti da onde acustiche   (prodotte   da musica, suoni, rumori vari) e da    onde di  altra natura, come quelle elettromagnetiche e luminose , possono esercitare effetti –benefici o dannosi- non solo sulle nostre cellule umane ma anche sulle   cellule   microbiche  contenute in particolare nel nostro intestino in numero molto superiore alle nostre cellule umane, ed influire pertanto sulla   composizione del nostro microbiota e quindi sulla nostra salute!

 

NOTIZIARIO SETTEMBRE-OTTOBRE 2019

— 1 -Unanuova sperimentazione ha provato l’efficacia  del riaddestramento del respiro con il metodo Buteyko per un  ulteriore problema diverso dall’asma ;(l’efficacia per l’asma, come i lettori sanno, è stata invece  provata fin dal 1994 in  numerose sperimentazioni scientifiche in doppio cieco).
I risultati di questa sperimentazione sono stati pubblicati il 2 agosto scorso sul periodico Journal of Voice, dedicato ai problemi della voce.  Il nesso tra respiro ed uso delle corde vocali per parlare o cantare è in realtà noto ed intuitivo,  tanto che come scrivevo   nel mio Notiziario  del settembre del 2011,  (www.buteyko.it/?p=790  )    la “disfunzione delle corde vocali”  viene non raramente diagnosticata erroneamente come asma, in quanto provoca sintomi molto simili, come una sensazione di chiusura della gola, un senso di soffocamento e problemi di respirazione in particolare, come avviene per l’asma, nella fase dell’espirazione…”
Nel Journal of Voice del 12 agosto 2019  (ved. www.jvoice.org/article/S0892-1997(19)30190-0/pdf ) sono ora pubblicati i risultati di una sperimentazione dal titolo “Buteyko Breathing Technique for Exertion-Induced Paradoxical Vocal Fold Motion (EI-PVFM)”.

In questo tipo di disfunzione  (EI-PVFM) le pieghe delle corde vocali, anziché aprirsi come dovrebbe normalmente avvenire durante la respirazione, si chiudono, causando una sensazione di soffocamento. In questa sperimentazione la tecnica di respirazione Buteyko è stata utilizzata per un periodo di 12 settimane   per persone  con  problemi alle  pieghe vocali  causati  da una intensa e prolungata attività  fisica. Nei controlli iniziali si è accertato che tutti i 12 partecipanti erano in uno stato di iperventilazione, e cioè eccessiva frequenza ed intensità  di respiro: quando si fa un’ intensa attività fisica è  fisiologico respirare di più   ma se lo sforzo diventa eccessivo  rispetto alle condizioni di allenamento in cui uno si trova, allora anche la respirazione diventa eccessiva, con conseguente carenza di CO2, ed in certi casi è anche possibile che  questa respirazione eccessiva durante gli sforzi fisici troppo intensi porti a delle abitudini errate di respirazione, che perdurano anche quando non si fa movimento.

Nei controlli finali della sperimentazione,  al termine delle 12 settimane di riaddestramento respiratorio con la tecnica Buteyko   è stato accertato  nei partecipanti    un notevole miglioramento  sia  in relazione alla  frequenza che  alla  gravità dei problemi di  respiro, con   una diminuzione della iperventilazione ed un aumento della CO2.
La conclusione dello studio è stata quindi che la tecnica Buteyko può essere utile per le persone che soffrono del problema in oggetto (EI-PVFM)   e che “l’ elevata prevalenza di una situazione di iperventilazione nei casi di EI-PVFM  rende opportune ulteriori ricerche”.
Come scrivevo in uno dei miei Notiziari  del 2011: “Nell’interessante sito http://cantbreathesuspectvcd.com   (non puoi respirare: sospetta una disfunzione delle corde vocali), si osserva come questo problema della VCD (disfunzione delle corde vocali) sia ancora poco conosciuto, come numerosi medici non ne abbiano mai sentito parlare, e come sia ignorato anche in molti  testi medici. Il problema, per confondere ulteriormente le cose, è inoltre complicato   dal fatto che vengono impiegati anche altri nomi per la VCD , e che esistono anche altri quadri patologici simili (ad esempio la “distonia spasmodica”).
E’ interessante comunque notare che, tra i consigli dati nel sito web sopracitato, alla pagina “come sopravvivere ad un attacco di VCD ”, vi siano alcune manovre respiratorie che portano ad un rallentamento e ad una tranquillizzazione della respirazione (nuova conferma della validità di quanto sostenuto dal dr. Buteyko)”.
Ovviamente ribadisco l’importante    raccomandazione che se questo problema di sensazione   di soffocamento e difficoltà di respiro si verifica  in modo non lieve   occorre subito effettuare  controlli medici   per accertarne le cause, che possono essere varie e rendere in alcuni casi    necessarie  delle misure urgenti.

 

–**La conoscenza del metodo Buteyko si sta a quanto pare diffondendo in ogni parte del mondo, anche in Indonesia,  dove la   cantante Andien ha pubblicato  con instagram i buoni risultati da lei ottenuti anche per la sua voce con questo metodo. La notizia, data la popolarità della cantante in Indonesia, ha fatto sensazione, tanto che è stata riportata anche dal celebre canale televisivo britannico BBC news  (ved. www.bbc.com/news/world-asia-48951583 ).
Si potrebbe ovviamente trattare di una buona  notizia, ma in realtà non lo è  in alcun modo poiché in Indonesia, dove a quanto pare non vi sono istruttori Buteyko ben preparati, il metodo sembra essere stato insegnato ad Andien con modalità che, anche se possono in certi casi  portare comunque a buoni risultati, in  altri  casi possono  invece essere pericolose.
La cantante infatti, oltre a raccontare su instagram la sua esperienza ed i benefici ottenuti, e ad insistere –giustamente- sull’importanza del respirare non dalla bocca ma dal naso (ed i lettori ben sanno quanto sia importante per la salute respirare dal naso e non dalla bocca, sia quando si è svegli sia quando si dorme) ha purtroppo pubblicato su instagram una foto non solo sua e del marito ma anche del loro figlio di soli 2 anni con la bocca tappata da un  nastro adesivo, osservando che è importante dormire con un cerotto per tenere la bocca chiusa quando si dorme. Ciò ha giustamente  provocato   reazioni allarmate da parte dei medici locali che hanno messo in guardia quanto ai possibili pericoli di questa prassi. Nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo” mi soffermo a lungo quanto ai casi  in  cui il nastro adesivo non va assolutamente applicato  e sulle modalità dell’ eventuale applicazione, e tra l’altro anche in uno dei miei recenti Notiziari ho riferito in merito a delle modalità più avanzate   che consentono, anche senza nastro adesivo,  di ottenere il risultato di non dormire con la bocca aperta.

Mi sembra utile, data l’importanza dell’argomento, riportare nuovamente parte di quanto  ho scritto nel mio Notiziario del   novembre-dicembre 2018: “non mi stanco mai (ved. es. www.scienzaeconoscenza.it/blog/consapevolezza/sport-metodo-buteyko-respirare-respiro-dal-naso) di mettere in rilievo l’importanza del respiro dal naso e dei suoi effetti benefici. Come noto passiamo circa un terzo/un quarto della vita dormendo, ed è quindi molto importante respirare bene anche mentre dormiamo. In non poche persone che pure di giorno respirano    dal naso, si verifica durante il sonno una inconscia apertura della bocca, ed è poco utile fare di giorno gli esercizi Buteyko  per evitare l’iperventilazione se poi mentre dormiamo la nostra bocca si apre e respiriamo dalla bocca, con conseguente inevitabile iperventilazione, per non parlare degli altri problemi causati dal respiro dalla bocca, sui quali mi sono soffermata sia nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”, tra i quali i quali il più leggero è il prosciugamento della saliva……. . Che fare in questi casi ?


Uno dei rimedi per questo problema che Buteyko consigliava  (
segnalando ovviamente anche lui i casi in cui questa procedura non doveva essere applicata!)  era il porre  un nastro chirurgico   sulle labbra ……Peraltro, come ho sempre  fatto presente   da oltre 10 anni nei miei libri su Buteyko,    il metodo Buteyko non si è fossilizzato nel tempo.. Vi sono oggi (e cioè  vari decenni dopo  gli scritti di Buteyko)  anche  alcuni altri sistemi per affrontare questo problema.  Vedo infatti che in varie persone, pur sane e prive di problemi strutturali nelle vie nasali/mandibole ed altro, l’idea di chiudere completamente le proprie labbra con un “cerotto” provoca una forte riluttanza   ed apprensione.  A questo proposito osservo innanzitutto che non si tratta in realtà di utilizzare un “cerotto”, ma  un “nastro adesivo chirurgico microporoso” che, posto nella giusta collocazione, non chiude completamente le labbra.


Approfondendo peraltro nei mesi scorsi il problema della sempre maggior tendenza a respirare dalla bocca anche in chi non ha problemi di ostruzione del naso o vie respiratorie, ho esplorato anche il funzionamento di vari “aggeggi” moderni e magari non disponibili nell’Unione Sovietica ai tempi di Buteyko. Come noto, ci sono in giro vari piccoli dilatatori di silicone  da inserire  nella punta delle fosse nasali, per allargarle  ed alleviare il russamento ma, perlomeno a quanto ho potuto constatare, non danno particolari risultati per perdere l’abitudine di respirare con la  bocca aperta  poiché anche con questi dilatatori nel naso in molte persone la mandibola inferiore della bocca si rilassa e si  apre inconsciamente durante il sonno .
Vi sono  tuttavia ora in commercio vari altri sistemi per tenere la bocca chiusa durante il sonno, come i sottogola mandibolari (nastri che si applicano sotto il mento)……… utili   per evitare di russare ma utili anche per tenere la bocca chiusa durante il sonno, consentendo peraltro di aprirla facilmente durante il sonno in caso di problemi.


Tornando   alla tematica del nastro adesivo e della sua posizione,  …….. chiudere del tutto le labbra con un nastro in orizzontale potrebbe  in certi casi essere pericoloso. A questo proposito ripeto   innanzitutto la raccomandazione quanto ai casi in cui è comunque vietato l’uso del nastro adesivo, in qualunque posizione (in chi, per problemi organici, non può respirare bene dal naso, nei bambini piccoli , in chi prende sonniferi, in chi non  è in grado, al primo segno di disagio, di svegliarsi e togliere il  nastro, in chi in genere soffre di problemi di salute non trascurabili, in chi ha degli   impedimenti di natura meccanica nelle prime vie respiratorie ed in altri casi sui quali  mi soffermo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo” e nei miei corsi.


Quanto alla posizione del nastro nei casi in cui è possibile ricorrere allo “stratagemma” del nastro,   il nastro va posto verticalmente, al centro della labbra, da sotto il naso al mento proprio sotto il labbro inferiore, e spiego perché  sconsiglio la posizione orizzontale. Il nastro adesivo chirurgico applicato in orizzontale, chiudendo completamente le labbra, anche in chi non ha le controindicazioni sopra menzionate,  potrebbe compunque ostacolare l’atto del tossire; ciò cosa comporta?  …….. , la tosse è un importante meccanismo fisiologico di difesa che ha lo scopo di liberare le vie respiratorie da corpi estranei che vi siano accidentalmente penetrati, o da materiali patologici in esse raccolti, in modo da mantenere la pervietà delle vie aeree. Il nastro adesivo chirurgico applicato in orizzontale, in caso di tosse, specialmente di notte, ostacolerebbe questa funzione.


Ho ritenuto importante precisare questi concetti  anche per ribadire che    chi non vuole imparare a respirare bene  “solamente” per ottimizzare il suo benessere fisico e psichico e  le sue energie e prestazioni (sportive ed altre, preferibilmente con l’aiuto di un istruttore Buteyko esperto) ma che già soffre di problemi di salute,    deve comunque  effettuare il riaddestramento del respiro con il metodo Buteyko sotto il controllo  del proprio  medico.”
Scusate se sono stata ripetitiva, ma più ancora che ripetere le informazioni sulla salute che possono essere utili, mi sembra importante ripetere le raccomandazioni di evitare ciò che potrebbe,  anche se solo in certi casi, essere dannoso: “primum non nocere!”

–**Per concludere: una scoperta importantissima sul microbioma, che può avere conseguenze “rivoluzionarie” anche per la nostra salute.
Degli scienziati della scuola medica dell’Università statunitense di Harvard (una delle più celebri al mondo), che stanno completando la catalogazione dei geni del microbioma hanno pubblicato il 14 agosto scorso su Cell Host & Microbe un articolo in cui   è scritto che il numero collettivo di questi geni del microbioma nell’organismo umano  sembra essere superiore al numero di stelle osservabili nell’universo, e che più della metà di questi geni  è unica per ogni microbioma individuale.

 Come scrivevo nel 2015 nel mio libro “La Nuova Guida alla Salute” pubblicato in formato e-book dal periodico “Scienza e Conoscenza” : “Nel 2003 è stata portata a termine, con orgoglio, lʼidentificazione del genoma umano. Si sperava che con lʼidentificazione di vari geni responsabili di specifiche malattie sarebbe stato possibile trovare rapidamente il modo per prevenire o guarire queste malattie. Sembra tuttavia che questa ricerca stia per ora dando risultati inferiori a quelli sperati. Forse perché, come osserva Asher Mullard su «Nature News», “ nel cercare di rispondere alla domanda “chi sono io?” non si è ar­rivati a pensare che forse occorrerebbe invece chiedersi “chi siamo noi?”, poiché «lʼorganismo umano costituisce una comunità in cui prospera un numero prodigioso di batteri e microrganismi i quali hanno milioni di geni, mentre il genoma umano ne ha solo poco più di 20.000.

Dire che siamo sopraffatti come numero è quindi una colossale sottovalutazione!»…. La ricerca si è pertanto orientata, dopo il completamento dellʼidentificazione del genoma umano, verso lʼidentificazione delle sequenze genetiche (microbioma) dei microrganismi ospitati nell’organismo umano (microbiota)…… Uno di questi ambiziosi progetti, “The Human microbiome project” è stato lanciato, con grandi mezzi, dal National Health Institute negli Stati Uniti, e finalmente sembra che gli scienziati inizino a interessarsi non più solamente allo studio dei geni prettamente umani ma anche allo studio e identificazione dei geni delle varie specie di microrganismi ospitati nellʼorganismo umano…. e la moderna scienza medica sembra si stia ormai orientando nel senso di riconoscere lʼimportanza dei microrganismi anche in molte malattie non acute ma croniche. “
Su questo argomento essenziale del microbioma ho continuato a scrivere  (ved. anche il mio blog     su “Scienza e Conoscenza”:

https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/medicina-non_convenzionale/la-rivoluzione-del-microbiota   ) parlando  tra l’altro  delle  scoperte sul  microbioma come  di  una “rivoluzione della medicina” di importanza superiore a quella di Pasteur, che aveva identificato “solamente ” dei microrganismi che provocano malattie, mentre la grande maggioranza dei  microrganismi svolge un ruolo benefico nell’organismo umano, in cui vi è normalmente una situazione di  convivenza di reciproca utilità per l’organismo umano da una parte e per  i microrganismi in esso conviventi dall’’altra.
Le nuove recentissime ricerche degli scienziati    dell’Università di Harvard aprono  ora delle nuove prospettive di straordinaria importanza .
Consiglio vivamente di leggere a  questo link (hms.harvard.edu/news/microbial-fingerprinting  ) l’articolo in questione, del quale qui riporto solo alcune delle osservazioni più interessanti:  “Questa ricerca è considerata come l’analisi più ampia sull’argomento ed è la prima che include campioni del DNA tratti da batteri sia nella bocca che nell’intestino. …… ciò nonostante questo lavoro è solo l’inizio degli sforzi diretti ad analizzare l’intero   microbioma ….. si stima che il complesso dei microbi che popolano il nostro intestino, bocca, pelle ed altre parti del corpo,  sia costituito da miliardi  di batteri, per la maggior parte innocui, molti benefici  e solo alcuni che possono causare malattie… un complesso crescente di prove ha rivelato il ruolo di questi microbi come potenti modulatori di malattie e salute;…. dei cambiamenti sia nel numero che nella tipologia di batteri sono stati collegati  allo sviluppo di situazioni che vanno… dalla carie nei denti ed infezioni intestinali    a problemi più seri, compresa l’infiammazione intestinale cronica, il diabete e la sclerosi multipla. ………… il nostro è solo il primo passo di quello che sarà un lungo percorso verso la comprensione del modo in cui le differenze nel  loro contenuto genetico guidano il comportamento  dei microbi e modificano il rischio di malattie.”

 

NOTIZIARIO  Luglio -Agosto 2019


Care lettrici e cari lettori , sembra essere  finalmente arrivato il caldo estivo,    relativamente all’improvviso e con notevoli sbalzi delle temperature.  Tanto per restare in tema, in questo notiziario affronto alcune tematiche “ calde ”.
Prima   però   sono lieta di annunciare che, oltre a quello già esistente all’indirizzo buteyko.it, ho ora   aperto un nuovo profilo Facebook all’indirizzo “Dottoressa Fiamma Ferraro” in cui troverete  vari post non solo su Buteyko e respiro ma anche, più in generale,  su vari interessanti  argomenti  nel campo della salute. Buona lettura!

CALDO O FREDDO: COSA E’ MEGLIO?
E’ risaputo che  degli improvvisi cambiamenti di  temperature   possono essere drammatici per chi è affetto da patologie. Il nostro Buteyko affermava che il caldo può indurre un’iperventilazione; (basta pensare al respiro affannoso dei cani in estate!) E’ però anche risaputo che temperature fredde costituiscono un rischio non indifferente per i medesimi soggetti. Nel tentativo di rispondere alla domanda: “Potendo scegliere tra il caldo ed il freddo cosa sarebbe preferibile?” Buteyko avrebbe sicuramente risposto “il freddo” in quanto l’organismo al freddo ventila meno perdendo meno vapore acqueo, e suda di meno. A mio avviso la risposta dipende tuttavia da molti fattori: da dove si vive, da fattori psicologici (c’è chi adora il caldo e chi lo detesta) dall’assunzione di farmaci, dalla pressione arteriosa e dall’eventuale presenza di patologie. Ho comunque effettuato una ricerca su Pub Med e come si poteva   prevedere, non c’è una risposta  sicura. Cito due studi:
1. “Analysis of environmental risk factors for chronic obstructive pulmonary disease exacerbation: A case-crossover study” (Analisi di fattori di rischio ambientali nelle riacutizzazioni di broncopatie croniche ostruttive. Uno studio incrociato) -Miguel-Díez J, Hernández-Vázquez J et al.


L’obiettivo di questo recente studio spagnolo (maggio 2019 )è stato quello di valutare se vi  fosse una correlazione tra  livelli di inquinamento ambientale e fattori climatici da una parte   e   casi di riacutizzazioni   di broncopatie croniche ostruttive dall’altra ; lo studio è stato retrospettivo (ha considerto  i casi verificatisi in Spagna tra il 2004 ed il 2013). Gli autori hanno valutato dati forniti dall’ Agenzia Metereologica Spagnola confrontandoli con le opedalizzazioni e dismissioni registrate negli archivi informatici spagnoli. Sono stati valutati 162,559 di questi casi  e si è visto che ospedalizzazioni e tassi di mortalità sono maggiori in autunno ed inverno. Sono state riscontrate correlazioni tra la temperatura esterna, il tasso d’umidità, la presenza nell’aria di ozono, monossido di carbonio, ossido nitrico ed altri fattori inquinanti ed i ricercatori hanno concluso che  vi sono correlazioni tra temperature esterne fredde ed esposizioni di breve durata con molecule “inquinanti” da una parte  e riacutizzazioni di broncopatie croniche ostruttive dall’altra.

2)“Exposure to extreme heat and precipitation events associated with increased risk of hospitalization for asthma in Maryland, U.S.A.”, (l’eposizione ad eventi di caldo estremo ed a precipitazioni sono correlate ad un maggior rischio di ospedalizzazioni per asma nel Maryland, Stati Uniti”), di Sonela S, Jiano C et al, pubblicato nel 2016 sulla rivista Environmental Health. I ricercatori fanno presente che vi è una scarsità di dati attinenti ad una correlazione tra caldi estremi e gravità dell’asma. L’obiettivo dello studio era di quantificare tale correlazione. Lo studio ha preso in considerazione gli anni 2000-2012, e la metodologia era simile a quella dello studio sopra-citato. I ricercatori hanno concluso che esiste una netta correlazioni tra caldi estremi e precipitazioni durante il periodo estivo e le ospedalizzazioni per attacchi d’asma.

Quali deduzioni si possono trarre in un’”ottica Buteykiana”?  Quanto  al primo studio  in cui è stato riscontrato maggior numero di ospedalizzazioni  per broncopatie croniche-ostruttive durante l’autunno-inverno  si può osservare, in merito alle cause, che in chi i respira con la bocca   accede all’organismo un maggior numero di virus e batteri e l’aria non è inoltre stata scaldata dai seni paranasali, fattori che peggiorano tutti i quadri clinici respiratori. Inoltre nell’aria ci possono essere particelle e gas poco “simpatici”, ed il respirare dalla bocca aItro non fà che “invitare” queste sostanze ad entrare nell’organismo in quantità maggiore.
Quanto invece al secondo studio: l caldo peggiora un’iperventilazione, aggravando situazioni di broncospasmo pre-esistenti; respirare dalla bocca in questi casi può solo essere paragonato a versare benzina sul fuoco. Salvo casi di ostruzione delle vie nasali basterebbe  in genere poco, (ovvero  la pratica  di quelle che dal 2005 chiamo “Le norme di buona condotta respiratoria”) per risolvere/attenuare gradualmente questo problema.

LA” PSAMMATOTERAPIA”… MA COS’E?!
Come i fedeli lettori  già sanno, sono alla costante ricerca di nuove informazioni, e non mi stanco mai di leggere articoli, e nuove ricerche  scientifiche  su Pub Med dove -purtroppo per  chi non parla bene l’inglese- quasi tutti gli  studi pubblicati sono in questa lingua. Confesso che ho inserito come  termini di ricerca le parole  “therapy with sand” (terapia con la sabbia) tanto per scherzare, per poi scoprire che questa terapia esiste veramente! Il nome tecnico in italiano è ”psammatoterapia “ (od anche psamnoterapia) .Posso solo affermare che c’è sempre da imparare!

Oltre alla presenza dell’acqua fresca ed invitante, ed oltre  all’interesse da un punto di vista scientifico (certe università offrono la specializzazione in idroterapia) il bello di andare al mare (piace ad adulti e bambini)  è dovuto  non solo all’acqua ma anche alla sabbia;  la sabbia infatti sembra possedere potenziali benefici terapeutici: oltre all’effetto psicologico del camminare sulla sabbia, “evento” rilassante (indubbiamente potenziato dal fatto che si è in vacanza) che attiva il sistema nervoso parasimpatico,(il quale  potenzia il  rilassamento ed i processi digestiv), esiste appunto la psammatoterapia. Si tratta in teoria di una monoterapia, e metto l’accento su “in teoria”, in quanto ho potuto constatare, in base alla mia esperienza clinica, che un successo terapeutico il più delle volte dipende non solo da uno ma da più approcci terapeutici. Pare comunque che la psammatoterapia sia meglio conosciuta come “sabbiatura”,  rientra  nei trattamenti di talassoterapia, e consiste in veri e propri bagni di sabbia calda. La proprietà curativa della psammatoterapia si basa sull’azione benefica del calore sprigionato gradualmente dai microcristalli di cui è composta la sabbia. Tutto il corpo (testa esclusa) viene ricoperto dalla sabbia calda che attiva processi di tonificazione muscolare.

Per questo la psammatoterapia è particolarmente indicata a chi soffre di artrosi, tensioni muscolari, rachitismo, osteoporosi e decalcificazioni ossee. Se fatta direttamente al mare, la psammatoterapia apporta vari benefici dovuti all’azione della sabbia calda, ai quali si aggiungono quello dello iodio, dell’aria pulita, dell’acqua marina, ed in genere tutto l’ambiente concorre a creare il giusto mix di relax e benessere.
La psammatoterapia può essere effettuata anche in centri termali o negli istituti di bellezza e benessere, ma in questo caso l’azione salutare della sabbia calda si riduce sensibilmente perché, sebbene vengano riprodotte le condizioni naturali del mare, la sabbiatura artificiale non ha la ionizzazione attivata dai raggi del sole, elemento indispensabile per una maggiore azione curativa. La natura ci mette a disposizione elementi preziosi per il nostro benessere;impariamo a trarne il meglio.

Ovviamente ho ampliato le ricerche su Pub Med, trovando uno studio retrospettivo molto interessante: “Hot sand baths (psamnotherapy): a systemic review -Bagni di sabbia calda (psamnoterapia): una revisione sistematica”, di Antonelli M. e Donelli D. , pubblicato nel numero di febbraio di quest’anno  di “Complementary Therapeutic Medicine”. L’obiettivo dello studio era di valutare la psamnoterapia come monoterapia in soggetti affetti da artrosi/artrite e patologie respiratorie. I ricercatori hanno valutato tutti gli studi effettuati sulla tematica, concludendo che la psamnoterapia non dava i risultati sperati. Io stessa avrei in effetti avuto qualche dubbio in proposito, ma sono del parere che si tratta comunque di un approccio interessante i cui benefici   potrebbero essere    potenziati se abbinati ad  approcci terapeutici aggiuntivi

UN CONSIGLIO “HOT” PER L’ESTATE
  Ne “approfitto” per proporre una brevissima lezione sulla medicina ortomolecolare. Innanzitutto, per chi non lo sapesse, la medicina ortomolecolare altro non è -in parole povere che però rendono il concetto- che “una corretta prescrizione di vitamine, minerali, amminoacidi, acidi grassi ed altre sostanze di origine organica”. La medicina ortomolecolare   è che pura biochimica applicata, ed ho tenuto a precisare questo concetto in quanto un riaddestramento respiratorio in base agli insegnamenti di Buteyko è pura fisiologia ed anatomia applicata. Circa 20 anni fa mi sono resa conto che in Italia la terapia ortomolecolare (di origine tedesca, fondata da Linus Pauling) non era molto conosciuta   ed   l’ho pertanto approfondita   con dei corsi in Germania. Vi propongo dunque alcune informazioni e consigli generali su questa terapia . Il concetto importante della medicina ortomolecolare è il dosaggio della sostanza. C’è un abisso tra il cosìddetto “dosaggio giornaliero raccomandato” (che è veramente un dosaggio indispensabile minimo)  ed un dosaggio terapeutico, che dovrebbe  essere prescritto da un medico con una certa esperienza in questo campo.

La vitamina C è indubbiamente la più conosciuta; Linus Pauling, il padre della medicina ortomolecolare, ha vinto il premio Nobel in medicina per i suoi studi sulla vitamina C. Al giorno d’oggi non è però tra le più carenti. Nella scelta di un “multi-vitaminico-  e/o multi-minerali” è fondamentale prestare attenzione, per i minerali, in particolare alla presenza di ferro e di rame, ed occorre inoltre fare attenzione al giusto rapporto  tra rame/zinco, calcio/fosforo   ed altri elementi .  Si tratta di elementi necessari per l’organismo che dovrebbero essere integrati in casi di carenza ma che possono essere tossici  in quanto l’organismo non  è in grado  di   espellerli se in eccesso. Non dovrebbero mai essere assunti “alla cieca”.Quanto alle vitamine, mentre quelle idrosolubili vengono eliminate nelle urine se in eccesso, le vitamine liposolubili (A,D,E e K)   possono essere  nocive  se assunte il eccesso.

Inoltre, la vitamina D non è una “vitamina” ma una sostanza di natura ormonale (un secosteroide)  con effetti simili a quelli del cortisone (indispensabile ma dannoso se in eccesso)   Se ne può dedurre che non tutte le vitamine ed i minerali sono la stessa cosa! Un consiglio generale che posso invece dare a tutti è quello di assumere magnesio durante il periodo estivo. In questo articolo non cito studi, (vi ho già tediato abbastanza!), mi soffermo a dire che su Pub Med attualmente vi sono ben 104677 studi sul magnesio. Il magnesio può solo essere definito come un minerale salvavita. Funge da catalizzatore in oltre 300 reazioni biochimiche. A livello clinico può essere utile in casi di: crampi muscolari, pressione arteriosa elevata, ansia, osteoporosi e stipsi (ovviamente, come abbiamo visto nell’articolo precedemte, non sempre come monoterapia). Il corpo espelle il magnesio in casi di iperventilazione cronica e, per restare in tematica, anche con il sudore ed in chi fa attività fisica motoria. Consiglio di integrare il magnesio nei mesi estivi rivolgendosi ad un  fornitore esperto, in grado di consigliare dei  buoni preparati di magnesio.
Tornerò su altri aspetti della medicina ortomolecolare in uno dei prossimi notiziari.

Auguro un buon inizio estate a tutti, con i migliori auguri per una buona respirazione

 NOTIZIARIO Aprile-Maggio 2019


Allergie
Nel mio precedente Notiziario di febbraio, in vista dell’approssimarsi della stagione dell’aumento delle  allergie  ai pollini e  delle riniti allergiche ( e l’asma è presente nell 30-40% circa dei pazienti con rinite allergica) raccomandavo di  dedicare particolare attenzione agli esercizi di respirazione Buteyko, poiché con l’ottimizzazione della respirazione si ottiene  un miglior    funzionamento del sistema immunitario,  ed un’attenuazione  di tali  allergie. Osservavo  peraltro  che   il riassestamento del sistema immunitario richiede un po’ di tempo, durante il quale si possono adottare anche varie terapie di supporto: così ad es nella   fitoterapia  cinese sono  spesso impiegati per le allergie dei preparati a base di  Schisandra Chinensis, la cui efficacia antiallergica è stata constatata in vari studi (ved.ad es. www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3349042/  ).


Vi sono poi  varie altre terapie di supporto, alcune delle quali  sono  ad es. indicate in un articolo di Rossana Cavaglieri,    dal titolo “ 3 Strategie per l’asma allergico”  apparso  oggi  (11/4/19) su “Donna Moderna” (che  anni fa  aveva pubblicato anche un mio articolo su Buteyko); ed anche in questo articolo è menzionato,  tra le varie “strategie”, il miglioramente della respirazione con il metodo Buteyko,con la citazione del mio libro “Attacco all’Asma e non solo” (Macro edizioni). Nell’articolo sono inoltre   menzionate varie altre terapie. Tra queste  vi sono quelle basate su funghi medicinali  (micoterapia),alcuni dei quali efficaci soprattutto nella prevenzione,   su  rimedi  omeopatici e  fitoterapici, nonché su manipolazioni osteopatiche dirette a ridare mobilità alla gabbia toracica.
Ovviamente, come ripeto spesso, “ognuno è diverso” ed occorre un’approfondita analisi per accertare quale sia, nei vari casi,  il rimedio migliore per  il singolo ammalato ,  Inoltre, come non mi stanco di mettere in rilievo,  la medicina   “naturale”  non è in realtà una medicina   “alternativa”   a quella  farmacologica/convenzionale  ma è   “complementare/integrativa”, diretta appunto anche a “completare” e potenziare  le terapie farmacologiche eventualmente necessarie.

Come mettevo in rilievo a proposito del cortisone  nello scorso numero del mio Notiziario,  lo stesso Buteyko era a favore dell’utilizzo di cortisonici se e quando  neccessari. Essendo l’asma per definizione uno “stato di broncocostrizione reversibile associato ad uno stato infiammatorio”  i cortisonici, agendo su questa infiammazione, migliorano la sintomatologia  e fanno fronte all’emergenza.   Ed a questo proposito,, anche nel citato articolo su “Donna Moderna” si osserva, quanto al metodo Buteyko, che “sperimentazioni cliniche in vari Paesi hanno dimostrato che permette di ridurre  dell’80% l’assunzione di medicinali antiasma”. (Per l’elenco    di  queste sperimentazioni cliniche in doppio cieco  ved. il mio libro “Attacco all’Asma ..e non solo”).

Ottimizzazione del sistema immunitario: la microimmunoterapia
Tra  le varie terapie per l’ottimizzazione del sistema immunitario , una di quelle  di cui ho spesso constatato ottimi risultati   è la microimmunoterapia, sulla quale ho scritto un articolo  dal  titolo“Che cos’è la Microimmunoterapia?”,  pubblicato sull’ultimo  numero  (68/2019)   di “Scienza e Conoscenza” ( ved. www.scienzaeconoscenza.it/prodotti/scienza-e-conoscenza-n-68 )
 La  microimmunoterapia è un’ evoluzione scientifica dell’omeopatia,  diretta ad ottimizzare il sistema immunitario, efficace  per le  allergie,  (ved. ad es.  lo studio Van der Brempt, X.; Cumps, J.; Capieaux, E. (2011). Efficacité clinique du 2L®ALERG, un nouveau traitement de type immunomodulateur par voie sublinguale dans le rhume des foins: une étude en double insu contre placebo. Revue Française d’ Allergologie 51(4): 430-436.),  per malattie autoimmuni,  per   patologie  virali e/o stat i infiammatori. E’ basata sull’utilizzo, in dosaggio “similomeopatico” di sostanze immunoregolatrici scoperte negli ultimi decenni    Come scrivo nell’articolo :” “Spesso non ci rendiamo conto del patrimonio di  salute che il nostro “geniale difensore” ci mette a disposizione: il nostro sistema immunitario è una meraviglia della natura di una complessità ed intelligenza sovrumana, che vigila continuamente contro possibili minacce e le annienta.

…..Può tuttavia accadere che questo sistema così complesso e geniale si sregoli, in un senso o nell’altro: può indebolirsi e non reagire bene contro agenti nocivi presenti nell’organismo; oppure può diventare ipersensibile ed iperattivo scatenando allergie e patologie autoimmunitarie (ne sono state individuate più di ottanta.. …). Risulta quindi evidente come il sistema immunitario sia una colonna portante della nostra salute, e quanto sia importante tenerlo o riportarlo in ottime condizioni, e nelle attuali situazioni ambientali e abitudini di vita questo non è per nulla facile.”


La  microimmunoterapia è nata  oltre 50 anni fa grazie al medico belga Maurice Jenaer, deceduto recentemente all’età di 90 anni, dopo un  cinquantennio di lavoro e ricerca e, grazie all’approccio   scientifico  ed   ai risultati constatati, si è rapidamente diffusa,nnanzitutto  i in Belgio    e paesi francofoni , e poi  nei paesi di lingua tedesca in cui, con sede a Vienna, è stata fondata    l’associazione medica per la microimmunoterapia (Medizinische Gesellschaft  für Mikroimmuntherapie; www.megemit.org ) forse la più attiva in questo settore, sia per la formazione dei medici (anch’io ho completato la mia formazione in microimmunoterapia con questa associazione) che per l’organizzazione di congressi, pubblicazioni, corsi e presentazioni.    E’ ora applicata in Europa da oltre 4.000 medici . In  Italia è relativamente meno conosciuta  rispetto ad altri paesi ma vi sono ormai anche da noi varie organizzazioni che ne stanno diffondendo la conoscenza con pubblicazioni e corsi, ed anch’io spero, con il mio articolo pubblicato da  Scienza e Conoscenza,   di aver attirato maggiormente l’attenzione su questa importante ulteriore possibilità terapeutica.

Il sistema immunitario ed il sistema endocrino/ormonale    
Il buon funzionamento del nostro sistema immunitario è strettamente collegato  al nostro sistema endocrino, e cioè alle sostanze ormonali prodotte nel nostro organismo (dal cortisolo prodotto nelle surrenali,  agli ormoni   tiroidei, agli estrogeni, testosterone  ecc. ) Purtroppo questo buon funzionamento è oggi compromesso da molte sostanze nocive, presenti  ed in continuo aumento   nel nostro ambiente  inquinato. Nel mio articolo pubblicato  nel 2017 da “Scienza e Conoscenza “ sugli interferenti edocrini   (www.scienzaeconoscenza.it/prodotti/scienza-e-conoscenza-n-62  – Glifosato & Co.: vi presento gli interferenti endocrini ), esponevo appunto i danni prodotti nel nostro organismo da queste sostanze,  che “interferiscono”   sul buon funzionamento del nostro sistema endocrino.  Nell’articolo mi concentravo in particolare sui danni prodotti dal  glifosato (una sostanza pesticida/erbicida  molto diffusa nelle   coltivazioni) e mi fa ora piacere che la conoscenza della pericolosità di questa sostanza si stia finalmente diffondendo (è di poche settimane fa la notizia che  negli Stati Uniti è stato riconosciuto un risarcimento di  vari milioni ad un coltivatore  ammalato di tumore, che  era stato in continuo contatto con il glifosato) .

Come scrivevo nel mio  articolo di due anni fa :in una situazione di buona salute il nostro sistema endocrino (e quello neurologico/immunitario/psichico ad esso strettamente collegato),  funziona  come un’ottima orchestra in cui ogni componente esegue individualmente la propria parte, regolando tuttavia il proprio modo di  suonare anche in base al suono prodotto dagli altri musicisti , con l’effetto che l’orchestra nel suo complesso produce  una melodia armoniosa. Si discute attualmente sull’ ipotesi dell’esistenza di un “direttore d’orchestra” centrale (ipofisi, epifisi  o altre ghiandole) in grado di dirigere  in modo ottimale l’azione delle varie componenti del nostro sistema endocrino , ma non sono ancora state raggiunte conclusioni sicure.”


Ora tuttavia, dopo aver  partecipato  l’anno scorso ad un corso tenuto da uno dei medici-ricercatori itlaiani più noti  nel  mondo ed aver approfondito la lettura dei suoi libri e delle pubblicazioni sulle sue geniali scoperte, e cioè il Dr. Walter Pierpaoli   (  e non mi riferisco qui solo alle sue scoperte e pubblicazioni sulla melatonina) credo si possa ragionevolmente   pensare che questa “conclusione sicura“ sia stata raggiunta.
Il Dr.Pierpaoli,   in un cinquantennio di ricerche e sperimentazioni ha infatti accertato che questa funzione di “direttore d’orchestra” è da attribuire alla nostra ghiandola  pineale, da lui definita    come “l’orologio della vita”.

Tornerò sull’argomento nel prossimo Notiziario, in cui mi soffermerò in particolare sulle sostanze inquinanti/tossiche che danneggiano questo nostro “orologio” e su alcune possibilità di attenuare almeno in parte il danno prodotto   sull’efficienza della ghiandola pineale dall’accumulo di
queste sostanza

Concludo con i migliori auguri di Buona Pasqua a tutti i lettori !


NOTIZIARIO  Febbraio-Marzo 2019


Salve. Si avvicina la primavera  e si avvicina anche la stagione della maggiore diffusione di pollini, ai quali molti sono allergici: il numero degli allergici è in tutto il mondo, per varie cause, in vertiginoso aumento.
Le allergie
Le forme di allergia sono molto varie e, sorvolando qui su quelle ai cibi ed a varie sostanze, scrivo qui alcune raccomandazioni   in merito alle allergie ai pollini. Il primo consiglio, per ottenere il migliore effetto,  è quello di iniziare in anticipo, (e cioè  fin d’ora) delle misure di prevenzione, senza attendere che, nella tarda primavera l’aria si riempia di pollini.   Tra queste misure non può mancare la regolarizzazione/ottimizzazione del modo di respirare, poichè è con i’aria che respiriamo   che introduciamo i pollini nell’organismo e (come i lettori avranno già indovinato!) parlando di misure  di “ottimizzazione del modo di respirare” mi  riferisco ovviamente agli esercizi del metodo Buteyko. Molti lettori mi chiedono se il metodo Buteyko sia efficace anche per  le allergie ed ho trattato l’argomento  non solo nel mio libro ““Attacco all’Asma… e non solo” ma anche in vari numeri del Notiziario,  e nella   pagina  “cosa possiamo curare/migliorare”  di   www.buteyko.it/?page_id=158  , dove tra l’altro scrivo: “Importante, in particolare per le allergie respiratorie, è innanzitutto il respirare non dalla bocca ma dal naso (presupposto essenziale della respirazione Buteyko.)…..e non mi soffermo ora su tutti gli aspetti molto negativi per la salute che derivano dalla   respirazione dalla bocca; voglio qui solo mettere in rilievo che quando si respira dal naso molti fattori allergizzanti (dalle milbe ai peli di animali, acari, pollini ecc.) e veleni ambientali, vengono parzialmente filtrati e trattenuti nelle cilia (micropeluria) del naso mentre quando si respira dalla bocca penetrano in massa e direttamente nelle vie respiratorie…

Con l’ottimizzazione della respirazione si ottiene, anche se dopo un periodo più lungo, un miglioramento del funzionamento del sistema immunitario, con l’attenuazione delle reazioni allergiche nei confronti di numerosi pollini. Nel frattempo (il riassestamento del sistema immunitario non si verifica dall’oggi all’indomani: ci vuole un po’ di pazienza) ci sono varie terapie di supporto che possono essere adottate.Vi sono vari preparati, omotossicologici e fitoterapici da consigliare (in base ad un esame individualizzato della situazione). Inoltre, un approccio che negli ultimi tempi mi ha dato i migliori risultati è quello della microimmunoterapia, abbinato alla terapia chelante (sulla terapia chelante ved. I miei articoli sui nr. 40 e 41 del periodico  Scienza e Conoscenza)….

Mi sembra inoltre importante anche considerare che una mucosa perfettamente integra (del naso, vie respiratorie ed anche intestinale, poiché ci sono varie interazioni e sinergie tra le allergie alimentari- e quelle riguardanti sostanze contenute nell’aria) dovrebbe trattenere e non lasciar passare nel sangue le sostanze allergizzanti; se queste mucose sono infiammate e danneggiate, succede che lascino passare dei frammenti di sostanze che non dovrebbero oltrepassarle, e ciò può scatenare fenomeni di allergia o intolleranza .  Quando le mucose sono già molto danneggiate, oltre a normalizzazione la respirazione con il metodo Buteyko è bene, per accelerare la guarigione, cercare di ricostituire l’integrità di questa mucosa, con una terapia medica individualizzata   (spruzzando ad es. nel naso dei preparati che, formando una pellicola impenetrabile, trattengono pollini, ecc . ) …..

Alcune sostanze naturali e piante che esercitano un effetto benefico contro l’allergia sono lo zinco, la vitamina B6, il rosmarino, l’aloe, la quercetina ed alcuni enzimi come la bromelaina. “A questi integratori che consigliavo nell’estratto riportato aggiungo ora, a seguito degli studi della medicina tradizionale cinese e giapponese, gli integratori a base  di funghi ganoderma/ reishi.

Il cortisone: pro e contro
Alcuni lettori   potrebbero  restare perplessi  di fronte al  titolo; forse alcuni immaginano infatti che io sia un medico “anti-farmaco” ma, come  spesso accade, occorre cercare una via di mezzo.   Da un lato infatti molti farmaci sono salva-vita, in particolare  in casi di emergenze mediche acute, ma la doppia faccia della medaglia prevede che possano insorgere dei problemi quando alcuni farmaci vengono assunti per periodi prolungati; pertanto in medicina è fondamentale il concetto di rischio-beneficio .Scrivo ora  questo articolo relativo al cortisone in quanto negli anni ho riscontrato delle vere e proprie “fobie” nei confronti di questo farmaco.

Teniamo presente a questo proposito  che le nostre ghiandole surrenali producono il cortisolo, e cioè il nostro cortisone endogeno. Il cortisone è pertanto utilizzato   in medicina per una lunga lista di malattie, che spaziano dall’asma a malattie autoimmuni, ed è ovvio che se il cortisone è assunto per lunghi periodi si va incontro ai rischi di effetti collaterali, per cui nei casi di asma, nel contesto di un riaddestramento respiratorio vale la pena di farne un utilizzo razionale (ovviamente solo su prescrizione di un medico esperto) nei casi in cui esso è veramente necessario. Si tratta in sostanza di una “stampella” da   utilizzare finché giunge il momento in cui se ne può fare a meno.

A difesa del cortisone bisogna  anche considerare che il cortisone non “uccide”, come affermano tanti. In tutta la letteratura scientifica non ho trovato un singolo articolo che affermi che il cortisone possa essere la causa di decessi; (gli effetti collaterali sono un altro discorso). E’ invece tristemente risaputo che l’asma continua ad essere una causa di mortalità da non sottovalutare. Riporto a questo proposito un recente articolo del Prof. G. D’Amato   pubblicato sul periodico della Medicina respiratoria multidisciplinare, ( Multidiscip Respir Med. 2016; 11: 37. Published online 2016 Oct 12. doi: 10.1186/s40248-016-0073-0 ) in cui tra l’altro si osserva che “Nonostante il fatto che i trattamenti per l’asma siano migliorati, attualmente  vi sono ancora dei decessi attribuibili a questa malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 250.000 persone muoiono ogni anno in un’età prematura per via dell’asma. Questi dati variano   a seconda del paese, età, condizioni socio-sanitarie ed altri fattori.

In effetti, come faccio sempre presente, lo stesso Buteyko era a favore dell’utilizzo di cortisonici se e quando  neccessari. Essendo l’asma per definizione uno “stato di broncocostrizione reversibile associato ad uno stato infiammatorio”  i cortisonici, agendo su questa infiammazione, migliorano la sintomatologia e fanno fronte all’emergenza. Non bisogna dunque scoraggiarsi se prima o durante  un riaddestramento respiratorio Buteyko sono stati prescritti cortisonici; l’obiettivo è di far sì che, a seguito dell prosieguo dell’addestramento (e magari con il supporto di rimedi  naturali)  si assumano sempre meno sia i cortisonici che i broncodilatatori.

Il calcio ed il fluoro
Siamo, come purtroppo tutti ormai sanno, alle prese con  un enorme numero di sostanze  inquinanti e dannose   nel nostro ambiente, non solo in quello esterno ma anche nelle nostre case, nei  detergenti, cosmetici, vernici ecc.  e purtroppo anche negli alimenti, molti  dei quali provengono   da terreni irrorati  con  pesticidi,  contengono conservanti, coloranti , additivi sintetici  e vengono infine venduti in contenitori di alluminio o plastica; ed a proposito della plastica segnalo, per gli asmatici,  questo studio (condotto su 568 donne ed I loro bambini  e pubblicato sul  Journal of Allergy and Clinical Immunology, 2013; 131: 736-42)   in cui  i ricercatori ,hanno constatato l’esistenza di un  notevole  collegamento tra l’asma ed il BPA (bisfenoloA ), elemento chimico che si trova   in  contenitori di plastica usati anche per cibi e bevande;  nel 90% dei bambini divenuti asmatici sono infatti stati reperiti livelli di BPA molto elevati, ed è stata eslusa per questi bambini la possibilità di un’asma provocata da altre cause (fumatori in casa od altro). Come noto l’EFSA   (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha  recentemente vietato l’uso di questa sostanza,  purtroppo non del tutto ma solo per i contenitori destinati ad alimenti per bambini   fino ai 3 anni.

A questo punto i lettori forse si chiederanno cosa  abbiano a che fare  il calcio ed il fluoro  in questa tematica dedicata alle sostanze dannose. Sia nel   mio libro    “La Terapia Chelante ( www.macrolibrarsi.it/libri/__la-terapia-chelante-libro.php) che in vari articoli (ved . quello sugli  interferenti endocrini pubblicato sul nr. 62  di Scienza e Conoscenza) ho messo in rilievo che, oltre alle sostanze notoriamente tossiche in qualunque quantità, ve ne sono altre che, pur necessarie nella giusta quantità, possono esercitare effetti dannosi se assunte in quantità eccessiva, oppure se non sono assunte nel giusto rapporto con altre sostanze necessarie.

Quanto al fluoro, si tratta di una sostanza tossica ma che in quantità minime è essenziale per il corpo umano, che ne contiene circa 5 grammi   (soprattutto nelle ossa e nei denti). Il fluoro, che da noi per fortuna non  è aggiunto all’acqua municipale (come avviene in molti altri paesi) è comunque assunto anche da noi in quantità eccessive. Si trova nei dentifrici  usati  tutti i giorni  da molti, in certi medicinali, ed anche in vari prodotti alimentari. Il Comitato scientifico dell’Unione Europea sulla salute ed i rischi ambientali mette in guardia quanto al fatto che i bambini allattati artificialmente corrono dei rischi se il loro latte in polvere viene sciolto in acqua contenente fluoro. Il fluoro, come è scritto anche nel celebre giornale medico The Lancet , è   “una sostanza neurotossica che può danneggiare il cervello in fase di sviluppo dei bambini” .

Esso ha inoltre  un effetto di calcificazione della ghiandola pineale e delle arterie, ed   il National Research Council (NRC) ha identificato il fluoro come una sostanza che getta scompiglio nel sistema endocrino e   può compromettere il buon funzionamento della tiroide.
L’effetto di “calcificazione “ prodotto dal fluoro in eccesso mi porta a parlare del calcio, elemento utile ed indispensabile  per il corpo umano , presente in genere in abbondanza nella nostra alimentazione occidentale (latticini ecc.) ed è contenuto in molti integratori  per la salute delle ossa. Ciò nonostante la frequenza dell’osteoporosi è più elevata da noi che non in paesi come il Giappone e la Cina, dove non si mangiano latticini. Come mai?  Indubbiamente vi sono vari fattori da considerare (stile di vita con più movimento, altri alimenti con calcio ecc.) ma,  per quanto riguarda noi, come scrivevo anche in un mio articolo di molti anni fa,  “ è importante non solo assicurarsi di assumerne abbastanza ma anche far sì che il calcio assunto vada a finire nel posto giusto, e cioè nelle ossa, e non magari sulle pareti delle arterie, dove può provocare il loro indurimento e calcificazione (arteriosclerosi).”

 Quanto ai fattori necessari affinché  il calcio vada nelle ossa e denti e non  vada ad indurire  arterie, ghiandole e vari tessuti molli occorre, come scrivevo nel mio articolo, fare attenzione al   ruolo fondamentale della vitamina K  ed in particolare della K2 per la solidità delle ossa e per la prevenzione dell’osteoporosi, ma anche  per la flessibilità delle pareti vascolari.   Questa vit. K2 è in genere carente nella nostra alimentazione.  Si trova nelle verdure verdi  e in cibi fermentati (ne è molto ricco il natto –formaggio di soia-molto diffuso in Giappone) e, diversamente dalle altre vitamine solubili nel grasso, non può essere accumulata   ma deve essere fornita ogni giorno e si può verificare una carenza notevole di questa vitamina se    si resta anche solo 7 giorni senza mangiare una quantità sufficiente di alimenti che la contengono. Inoltre l’assorbimento della vit. K dipende (come per le altre vitamine solubili nel grasso::A, D, ed E), da  fegato, cistifellea e funzione digestiva ottimali. Persone che soffrono di problemi di digestione, in particolare dei grassi, soffrono pertanto più facilmente di un cattivo assorbimento della vit. K.  Aggiungo peraltro la consueta raccomandazione, e cioè quella di consultare, prima di prendere integratori a base di vit. K, il proprio medico poiché la vit. K provoca anche un effetto di maggiore coagulazione del sangue, che in alcuni può essere dannoso.

Altri fattori da prendere in considerazione per evitare l’effetto di “calcificazione”  (indurimento non delle ossa ma di tessuti  come le arterie ed altri che non dovrebbero indurirsi) sono l’eccesso di fosforo e la carenza di magnesio – sostanza essenziale in genere carente nella nostra alimentazione, ed utile anche per  chi soffre di asma;       ( uno studio in doppio cieco della durata di 28 settimane, condotto presso la Bastyr University di Washington,   pubblicato su J. Asthma 2010; 47(1)   ha constatato che negli asmatici non troppo gravi, un’assunzione di integratori a base di magnesio ha provocato un notevole miglioramento.)
Vi sarebbe ancora molto da dire sull’argomento ma mi accorgo che questo Notiziario sta diventando troppo lungo! Nel prossimo numero mi soffermerò nuovamente sull’argomento, approfondendo in particolare le strategie che possono essere adottate per la disintossicazione dal fluoro e per  attenuare la calcificazione dannosa prodotta sia dal fluoro, sia in certi casi dal calcio che finisce nei posti sbaglia