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OMOTOSSICOLOGIA

L’ A.I.O.T. (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia ), fondata a Milano nel 1983, è oggi, grazie all’elevato numero di medici iscritti, tra le associazioni mediche più importanti a livello nazionale e di gran lunga la maggiore nel campo delle Medicine non convenzionali; collabora con la Società Internazionale di Omotossicologia, diffusa in tutto il mondo, con diverse associazioni italiane ed europee, con diverse Università italiane ed estere e con diversi Ordini dei Medici.

L’Omotossicologia è nel sito dell’ A.I.O.T, così descritta:
”L’etimologia del termine omotossicologia, o omeopatia antiomotossica, significa: studio degli effetti delle tossine sull’Uomo e relativo trattamento omeopatico.
Il medico omotossicologo, rifiutando ogni integralismo terapeutico, utilizza tanto le acquisizioni della medicina omeopatica quanto quelle della medicina convenzionale e reinterpreta dati secondo un paradigma coerente che spiega, grazie alla propria specifica chiave di lettura, il manifestarsi dei fenomeni della salute e della malattia in modo completo.
Per l’omotossicologia lo stato di salute è interpretato come omeostasi dinamica, la malattia è valutata come espressione della lotta fisiologica dell’organismo che tende ad eliminare quelle “omo-tossine” (o stressors) endogene ed esogene che hanno superato la soglia di allarme.

La terapia tende, di conseguenza, a stimolare i meccanismi di autoguarigione propri dell’organismo, incrementando la risposta immunitaria specifica di ciascun soggetto. A tale scopo vengono utilizzati farmaci omeopatici unitari a bassa, media e alta diluizione o complessi derivati sia dell’omeopatia classica che da acquisizioni farmacologiche più recenti (quali i substrati d’organo di suino, i catalizzatori intermedi, i chinoni ed i vari principi immunostimolanti).

I vantaggi terapeutici rispetto all’omeopatia classica sono: possibilità di intervento anche nelle malattie degenerative e risultati molto veloci nelle patologie acute….
L’’Omotossicologia è una originale impostazione metodologica, clinica e terapeutica, che rappresenta il passaggio dell’Omeopatia dalla filosofia empirica alla rigorosità scientifica. Per questo è stata definita anche come “l’Omeopatia del 2000″.
L’Omotossicologia vede i suoi primi lavori scientifici negli anni ’60 e deve la sua denominazione al medico omeopata tedesco H.H. Reckeweg. Essa dedica particolare attenzione allo studio dei meccanismi immunitari ed enzimatici attraverso la cui modulazione, ottenuta con l’utilizzo di innovativi principi biologici, si possono stimolare le più appropriate attività disintossicanti fisiologiche e giungere così al ripristino dello stato di salute.”
Per approfondire l’argomento: www.guna.it

COS’E’ LA MICROIMMUNOTERAPIA? (MIT)

Anche la microimmunoterapia così come l’omotossicologia, è considerata come una evoluzione “moderna”, basata su criteri rigorosamente scientifici, dell’omeopatia tradizionale, ed è diretta soprattutto all’ottimizzazione del funzionamento del nostro sistema immunitario, colonna portante della nostra salute.  

   Si tratta di un sistema    terapeutico elaborato oltre 40 anni fa in Belgio dai medici Maurice Jenaer e Bernard Marichal che, grazie ai risultati raggiunti si è rapidamente diffuso ed è ora applicato in Europa da oltre 3.000 medici ; anche a me sta dando risultati molto buoni e quindi mi sembra utile parlarne ed attirare l’attenzione su questa importante ulteriore possibilità terapeutica.

Come risulta chiaro anche dal nome, (micro-immuno-terapia (MIT)  si tratta di una terapia che ha come obiettivo  l’ottimizzazione, con rimedi in dosi microscopiche, del nostro sistema immunitario, e di conseguenza  la cura dei problemi di salute  –acuti e cronici, fisici e psichici- causati da un suo funzionamento difettoso e disregolato.
   Il sistema immunitario è il “geniale difensore” che abbiamo  in noi, che vigila continuamente sulla nostra salute . Può tuttavia accadere che questo sistema si sregoli, in un senso o nell’altro, e cioè da una parte che si indebolisca e non reagisca  bene contro  agenti nocivi presenti nell’organismo, e dall’altra che diventi ipersensibile e troppo  attivo rispetto alle esigenze   aggredendo non solo sostanze dannose  ma anche delle sostanze innocue (certi alimenti pur  sani, pollini ed altro) dando così luogo ad allergie ed intolleranze  o scatenandosi, nei casi più gravi,  anche contro certe parti del nostro stesso organismo  che vengono percepite   come se  fossero estranee e da  distruggere. Sorgono in quest’ultimo caso le varie  malattie di natura  autoimmunitaria  (ne sono state individuate più di 80 tra cui  l’artrite reumatoide, tiroidite, diabete di tipo I,   morbo di Crohn,  sclerosi multipla,  lupus eritematoso, sclerodermia e molte altre).

Risulta quindi evidente  quanto sia importante tenere/riportare il nostro sistema immunitario in ottima salute, e nelle attuali condizioni ambientali ed abitudini di vita ciò non è  facile. La salute di questo sistema  è infatti influenzata dall’alimentazione  spesso non sana), dall’ambiente in cui viviamo (purtroppo, al giorno d’oggi   inquinato; ved. sulla tematica il mio libro su “La Terapia Chelante” ), dalla mancanza di movimento,   da una respirazione non funzionale  (ved. il mio libro “Attacco all’Asma…e   non solo”) da stress psicofisico, ecc.ecc.

Tutte queste  nuove,  “moderne” difficoltà, in continua crescita, con cui il nostro sistema immunitario  deve al giorno d’oggi confrontarsi, hanno provocato un  grande  aumento delle malattie croniche, ma anche quanto alle  infezioni   non siamo messi meglio;  infatti  il continuo aumento dei batteri resistenti agli antibiotici (causato anche dall’uso eccessivo di antibiotici in casi in cui non sarebbero  necessari) e l’aumento  dei viaggi intercontinentali  (che ci espone a  microbi verso i quali gli abitanti del luogo sono ormai abituati ed immunizzati mentre chi vi arriva da lontano non lo è)  provoca un aumento delle malattie infettive, che secondo alcuni scienziati, tra qualche decennio saranno la prima causa di decesso.

Tutto ciò  mette in evidenza come sia necessario dedicare un’attenzione prioritaria al buon funzionamento del nostro sistema immunitario,  ed infatti  anche nella medicina  convenzionale uno dei settori   in continuo sviluppo, che sta dando  ottimi risultati con farmaci innovativi e nel cui ulteriore perfezionamento sono riposte notevoli speranze anche per la cura dei tumori, è appunto quello dell’immunoterapia; e così come l’immunoterapia sta assumendo sempre maggiore importanza nella medicina  convenzionale  così pure  la microimmunoterapia  è anch’essa un’arma preziosa, di grande importanza, per far fronte  agli innumerevoli disturbi provocati dalle  disfunzioni del sistema immunitario.
Ciò tanto più che si tratta di un’arma che è applicabile fin dai primi  lievi  sintomi,  senza attendere che le disfunzioni si aggravino, ed anche per potenziare l’efficacia ed  attenuare   gli effetti collaterali dei rimedi utilizzati nel campo dell’immunoterapia classica, rimedi che, nonostante gli effetti in molti casi notevoli  che producono  nel dosaggio  usuale, data la delicatezza del sistema immunitario  spesso provocano, insieme agli effetti terapeutici desiderati,  anche consistenti effetti collaterali e per questo il loro impiego in campo terapeutico è soggetto a limiti. 

I rimedi impiegati nella microimmunoterapia.
Come accennato all’inizio la microimmunoterapia è nata grazie  al medico belga Maurice Jenaer, deceduto recentemente all’età di  90 anni, dopo un cinquantennio di lavoro e ricerca dedicato  a questa terapia. Nel 1967 il Dr. Jenaer ebbe un’intuizione consistente  nel somministrare ad ammalati di tumore dei frammenti vegetali degli acidi nucleici  RNA e  DNA, diluiti e dinamizzati,    allo scopo di stimolare le loro difese immunitarie  senza provocare  effetti collaterali negativi. I risultati furono molto promettenti e  nei successivi anni ’70, proseguendo i lavori il dr. Jenaer, al quale  si era affiancato il Dr. Bernard Marichal, scoprì che  la stessa modalità di preparazione ed assorbimento poteva essere applicata anche a diverse sostanze immunoregolatrici  tra cui soprattutto le citochine,  che sono delle  proteine  che organizzano la comunicazione tra le cellule che compongono il sistema immunitario (linfociti, macrofagi, neutrofili, ecc.), permettendo così di coordinare  vari  processi   cellulari, agendo su vari organi o tessuti.
La  MIT  utilizza pertanto le innovative sostanze immunoregolatrici scoperte negli ultimi decenni, come gli interferoni, le interleuchine e gli acidi nucleici specifici. Inizialmente erano state riposte grandi speranze in queste  nuove sostanze ma purtroppo nella pratica si è visto che, data la delicatezza del sistema immunitario  esse, insieme agli effetti terapeutici desiderati,  possono provocare anche consistenti effetti collaterali e per questo il loro impiego in campo terapeutico è soggetto a limiti.

La microimmunoterapia supera questi limiti utilizzando queste sostanze immunoregolatrici recentemente scoperte, (in particolare le citochine) in dosaggi  infinitesimali .
Queste sostanze immunoregolatrici sono   normalmente presenti nel corpo umano, dove svolgono   il loro compito pur essendo presenti in quantità infinitesimali, e la microimmunoterapia, somministrando anch’essa queste sostanze in diluzioni infinitesimali, non fa quindi altro che copiare quanto avviene in natura.
Dato  il loro ruolo informativo di essenziale importanza le citochine, oltre agli acidi nucleici specifici  costituiscono la base dei medicinali della microimmunoterapia che dagli anni 1970 fino ad oggi   sono stati sviluppati (e continuano ad essere sviluppati ) in molte diverse formulazioni   dirette a regolare la risposta immunitaria in varie patologie aiutando l’organismo a ripristinare un ottimale equilibrio immunologico. Per ottenere questo effetto la  MIT  ricorre alle  moderne sostanze immunoregolatrici   utilizzate anche nella immunoterapia convenzionale, prescrivendole tuttavia in dosaggi “microscopici”,    in base ad un principio di  similitudine biologica e cioè: l’organo sano, somministrato in diluizioni diverse a seconda dei casi,  cura l’analogo organo malato.

 Quanto all’entità della  diluizione dei rimedi da somministrare  la MIT   applica il principio Arndt-Schultz (approfondito dagli scienziati Rudolf Arndt ed Hugo Schultz) in base al quale  ogni stimolo (esercitato da farmaci, elettromagnetismo od altro) su   cellule viventi provoca un’attività inversamente proporzionale all’intensità dello stimolo: stimoli deboli la rinforzano mentre stimoli forti la indeboliscono.   Pertanto anche i rimedi della MIT, quando si vuole stimolare /rinforzare l’attività di un sistema immunitario che non sta esercitando un’azione abbastanza energica per difenderci da  virus, batteri ed altro vengono somministrati  in  diluizioni che  contengono la sostanza terapeutica in quantità infinitesimale, mentre quando si vuole  attenuare un’azione troppo energica del sistema immunitario (attività che provoca allergie e  malattie autoimmuni) si impiegano diluizioni   che   contengono il rimedio in quantità più consistente .  
In sostanza è necessario, in ogni singolo caso, accertare quale siano i prodotti contenenti le diluizioni più adatte per modulare in modo ottimale l’attività del sistema immunitario. I rimedi della MIT vengono inoltre somministrati in sequenze precise, in modalità sub-linguale, (tramite la mucosa  del cavo orale le sostanze vengono così  efficacemente assorbite dal sistema linfatico).

Per quali problemi di salute si può ricorrere alla microimmunoterapia?
 Come sopra chiarito   la MIT ha lo scopo precipuo di trattare le malattie  causate/collegate/aggravate da un sistema immunitario che non funziona bene e  pertanto, dato il ruolo essenziale di  una immunità ben funzionante, può essere utile  per innumerevoli problemi di salute e cioè, cercando di sintetizzare, per: 
Infezioni virali e loro conseguenze
 Allergie e malattie autoimmuni
-Processi infiammatori: l’infiammazione è una risposta fisiologica necessaria e di  autoprotezione per rimuovere patogeni, sostanze irritanti e cellule danneggiate all’interno del corpo, ma quando l’infiammazione persiste, può diventare cronica ed è associata ad un’ampia varietà di malattie.  Ricercatori dell’ Istituto di Tecnologia di Tokyo, studiando la rigenerazione tissutale dei vertebrati inferiori  hanno accertato  che mentre l’infiammazione acuta è necessaria per iniziare la rigenerazione, quella cronica può bloccarla. Uno degli obiettivi della MIT è pertanto quello di ottenere, anche tramite una regolazione dei livelli di cortisolo, una risposta immunitaria efficace  in casi di infiammazione cronica.
-Malattie da stress: lo stress può    alterare il sistema immunitario, compromettendone il buon funzionamento. L’obiettivo della MIT  è pertanto anche   quello di  regolare il sistema immunitario per  ottenere  una risposta migliore  nei confronti dello stress.
-Disfunzioni mitocondriali: come noto i mitocondri, che hanno all’incirca le dimensioni dei batteri, si trovano nel citoplasma di quasi tutte le cellule umane e contengono il loro DNA. Essi generano l’energia di cui abbiamo bisogno per vivere e  sono pertanto le “centrali energetiche” del nostro organismo; hanno una  doppia membrana che consente loro di eseguire una serie di reazioni biochimiche tra cui la respirazione cellulare, tramite la quale   le cellule   convertono i  carboidrati, grassi e proteine ​​contenuti nel cibo in adenosina trifosfato (ATP).    L’ATP è considerata dai biologi come la “valuta energetica” della vita –e  un   maggior numero di mitocondri si trova nelle cellule che richiedono più energia –  come il cervello, il cuore, i muscoli scheletrici ed anche gli  occhi; infatti, quanto agli occhi, in vari casi la microimmunoterapia, aggiunta a supporto   dell’agopuntura con il metodo  Boel,  agopuntura  da me principalmente impiegata per problemi di vista (ved.  anche www.agopunturaocchi.it  e l’articolo “Dal Buio alla Luce” pubblicato su    Scienza e Conoscenza) può essere utile. Inoltre    i mitocondri sono vitali per la regolazione del calcio,   la produzione di DNA e RNA, la crescita cellulare ed anche la morte cellulare.  Se i mitocondri non sono in grado di generare abbastanza energia, gli organi non ne  vengono riforniti  a sufficienza e si verifica un loro malfunzionamento. Le conseguenze possono   provocare problemi apparentemente  sconnessi: si va da disturbi gastrointestinali  al mal di schiena e mal di testa, dalla depressione alle vertigini. Nelle malattie croniche   quasi sempre  è presente una disfunzione dei  mitocondri e per trattare queste  malattie   la regolazione della funzione mitocondriale è quindi importante. La microimmunoterapia  diretta alla  regolazione dei mitocondri può fornire questa parte essenziale del trattamento.
La MIT  è compatibile con la maggior parte delle altre terapie; non è compatibile con interferoni o trattamenti immunosoppressivi che prevedano l’uso di cortisonici, ciclosporina o azatioprina. Di norma, quando si inizia una microimmunoterapia  occorre  rivolgersi ad un medico esperto in questa materia e portare a termine l’assunzione dei rimedi per i tempi  indicati,  ed è inoltre bene proseguire, finché necessario, anche le terapie convenzionali eventualmente in corso

– Studi scientifici effettuati; diffusione internazionale
  Nel cinquantennio trascorso dalla nascita della microimmunoterapia numerosi   studi  scientifici sono stati portati a termine.  Più sotto è riportato   un breve elenco con i riferimenti ad alcuni dei più recenti ed interessanti.  Negli studi effettuati è stata constatata l’efficacia ad es. per varie infezioni  da virus , (tra cui quelle genitali da virus papilloma ) allergie (tra cui rinite allergica), infiammazioni  ed anche  per un trattamento complementare in pazienti con tumori metastatici.
La microimmunoterapia si è rapidamente diffusa, con la fondazione di varie associazioni  innanzitutto ovviamente in Belgio  (patria del fondatore Dr. Jenaer) poi in Francia e paesi francofoni    (Institut Français de Micro-immunothérapie: www.microimmuno.fr ) in Spagna  (Asociación Española de Microimmunoterapia; www.aemi.es ) e vari altri.  E soprattutto si è diffusa  nei paesi di lingua tedesca in cui, con sede a Vienna, è stata fondata    l’associazione medica per la microimmunoterapia (Medizinische Gesellschaft  für Mikroimmuntherapie; www.megemit.org ) forse la più attiva in questo settore, sia per la formazione dei medici (anch’io ho completato la mia formazione in microimmunoterapia con questa associazione) che per l’organizzazione di congressi, pubblicazioni, corsi e presentazioni.    In  Italia è relativamente meno conosciuta  rispetto ad altri paesi ma vi sono ormai anche da noi varie organizzazioni che ne stanno diffondendo la conoscenza con pubblicazioni e corsi,  e mi sembra opportuno far conoscere maggiormente  questa importante  ulteriore possibilità terapeutica.        

 Studi
1.Floris I1Appel K2Rose T2Lejeune BJ Inflamm Res.  2LARTH®, a micro-immunotherapy medicine, exerts anti-inflammatory effects in vitro and reduces TNF-α and IL-1β secretion. 2018 Oct 29;11:397-405. doi: 10.2147/JIR.S174326. eCollection 2018
2. Thomas G, Cluzel H, Lafon J, Bruhwyler J, Lejeune B. (2016). Efficacy of 2L®PAPI, a MicroImmunotherapy Drug, in Patients with High-Risk Papillomavirus Genital Infection. Advances  in Infectious Diseases, 6:7-14.

3. Mazzoli, S., Cai, T., Meacci, F., Addonisio, P., & Dorfman, P. (2012). High Risk Human Papillomavirus genital infections in asymptomatic population: effectiveness of Micro-Immunotherapy.

International Journal of High Dilution Resarch, 11(40).

 

FITOTERAPIA

E’ innanzitutto necessario sfatare una credenza, largamente diffusa, in base alla quale la fitoterapia sarebbe una forma di cura tanto innocua quanto poco efficace, e quindi da riservare a piccoli problemini. Bisogna invece chiarire che si tratta di una terapia che non solo può in certi casi dare risultati analoghi a quelli dei preparati chimici ma che, se male impiegata, può anche provocare danni alla salute. E’ quindi da sconsigliare il “fai da te” in questo campo, anche se vi sono alcuni preparati a base di piante del tutto innocui e da sempre usati nell’alimentazione.

Come osserva la Società italiana di Fitoterapia (www.sifit.org) i farmaci vegetali possiedono delle caratteristiche terapeutiche proprie che derivano sia dalla contemporanea presenza di composti con attività biologiche individuali distinte, sia da interazioni che possono avvenire fra questi composti; il risultato è che il fitocomplesso esercita un’azione farmacologica che è diversa da quella di ciascuno dei singoli composti che lo costituiscono. Così ad esempio la vitamina C, contenuta in un’arancia, accompagnata da bioflavonoidi e da altre sostanze forse nemmeno ancora conosciute, ha un’azione migliore di quella dell’acido ascorbico (vitamina C sintetica) preso da solo.
Le preparazioni a base di piante hanno preceduto, nella storia della medicina, i farmaci monomolecolari moderni, ma, al pari di questi, agiscono con meccanismi di interferenza nei processi biochimici dell’organismo prevenendo o riparando le anomalie che portano alle malattie. I meccanismi dell’azione farmacologica e la potenza di tale azione vengono studiati e dimostrati nelle sostanze attive vegetali ricorrendo ai metodi sperimentali adottati anche nel caso dei farmaci monomolecolari. Di conseguenza, la fitoterapia è una branca della medicina basata sulla scienza e non una medicina alternativa basata su concetti filosofici estranei alla scienza.
La tipologia dei farmaci che al giorno d’oggi sono a disposizione della medicina è molto variegata, con estremi costituiti da farmaci il cui impiego in determinate malattie è indispensabile per salvare la vita e da farmaci che servono per eliminare alcuni sintomi più fastidiosi che pericolosi.

Esistono quindi farmaci vegetali che possono essere impiegati per la cura di malattie importanti ed esistono farmaci vegetali che sono solo sintomatici o palliativi.
I farmaci vegetali possono rivelarsi particolarmente utili per il trattamento di disturbi cronici che sarebbe inopportuno aggredire con terapie più pesanti.
Per esempio, il fagiolo comune (Faseolus vulgaris) produce 17-b-estradiolo, l’ormone ad attività estrogenica delle femmine dei mammiferi, mentre varie specie di pino producono testosterone, l’ormone sessuale maschile.
Esiste la possibilità che metaboliti secondari prodotti dalle piante con lo scopo di difendersi dagli attacchi di microorganismi patogeni, batteri, funghi e virus, esercitino, se ingeriti dagli animali, anche in questi un’azione protettiva contro tali agenti.

In effetti, molte classi dei farmaci che attualmente utilizziamo sono ricavati da piante. Per esempio, l’acido acetilsalicilico (Aspirina) deriva dal salice, la digossina (Lanoxina) è il principio attivo della digitale e la meflochina (Lariama) deriva dalla chinina dell’albero della febbre (Cinchona officinalis); oltre alle classi degli antiinfiammatori non steroidei, dei glicosidi cardioattivi e degli antimalarici chinolinici cui si riferiscono questi esempi, altre classi di farmaci, come per esempio quelle degli antiaritmici, dei bloccanti neuromuscolari, degli analgesici-narcotici, degli anestetici locali e, soprattutto, degli antitumorali derivano da principi attivi vegetali.

Resta resta da aggiungere che ho finora raccolto particolare esperienza nel trattamento fitoterapico, preventivo e di supporto, anche con piante usate dalla medicina indiana dell’ayurveda, del:
diabete di tipo II , contro il quale possono essere utili, tra gli altri rimedi, la cannella, la pianta indiana momordica charantia, ed un cactus messicano;
tumori (e qui ripeto con particolare enfasi l’inciso sopra riportato: “trattamento preventivo e di supporto”) in cui, oltre alle terapie alternative riportate nelle mie altre pagine, anche alcune piante ancora poco conosciute (altre invece, come il vischio, sono da tempo impiegate nella medicina antroposofica con il preparato “Iscador”), possono dare un aiuto prezioso. Mi riferisco in particolare al preparato “Ukrain”, scoperto dal medico ucraino Nowicky, che ho recentemente visitato a Vienna, dove vive e lavora da molti anni, e ad alcune piante della foresta amazzonica raccolte ed elaborate con un procedimento particolare in un preparato ungherese studiato e sperimentato da molti anni.

Un ultimo accenno a due piante da sempre usate nell’alimentazione, utili per problemi di circolazione e di infiammazione cronica . Si tratta del pepe di cayenna, per dilatare i vasi e a far passare il sangue anche nei capillari più ristretti, per le infiammazioni.
Il problema, in caso di difficoltà di circolazione, è che le medicine, anche quelle a base di piante, non raggiungono –perché non vi sono portate dalla circolazione sanguigna che non le irrora bene- proprio le zone che ne avrebbero più bisogno; se le medicine vengono prese insieme ad un po’ di pepe di cayenna sciolto nell’acqua, queste sostanze riescono a raggiungere meglio queste zone in cui la circolazione è problematica.

 

ELETTRO-MAGNETO-LASERTERAPIA

L’importanza dell’elettricità e del magnetismo, ormai generalmente riconosciuta per ai fini diagnostici (basta pensare all’elettrocardiogramma ed encefalogramma, alla TAC ed RM) stenta ad affermarsi per la terapia, poiché la medicina ha ancora poco approfondito gli effetti e le armonie-disarmonie delle sottili forze elettroniche e magnetiche che sono appunto rilevate dagli strumenti diagnostici ed il modo per influenzarle positivamente. Ricordiamo la formula di Charles Laville: “la vita è un seguito di ristabilimenti d’equilibrio, nell’ordine elettrico”.
Anche se non ne è ancora del tutto chiaro il meccanismo d’azione, vi sono tuttavia alcuni trattamenti usati ormai da molti anni, di cui può essere considerata provata l’innocuità e, in molti casi, l’efficacia.

Tra questi, ho approfondito soprattutto i seguenti:

1) La ionochinesi del dr. Jacques Janet
Si tratta di una terapia elettronica diffusa da 50 anni in Francia e quasi sconosciuta in Italia, Le terapie elettroniche-vibrazionali godono di grandi tradizioni in Francia (basta pensare alla terapia anticancro scoperta da Priore e purtroppo scomparsa con la sua morte, e ai lavori di Lakhovsky e Vincent). Questa tradizione è stata portata avanti dal dr. Jacques JANET, ricercatore e medico specialista in gastroenterologia, che negli ultimi 40 anni ha dedicato gran parte del suo lavoro al trattamento di molte anche gravi patologie, con l’elettroterapia da lui messa a punto, la ionochinesi, le cui applicazioni sono multiple. Il dr. Janet osserva che la ionochinesi è la sola forma non inquinante d’elettroterapia: consiste nell’applicazione di campi elettrici controllati, e questo la differenzia da altre terapie elettroniche (ionoforesi, galvanoterapia, ionizzazione, ecc.); il generatore si adegua infatti a tutte le variazioni dello stato elettrico dei tessuti vivi. Per saperne di più: (1)

2) L’ Induzione magnetica “PAPIMI” con l’apparecchio del Prof. Panos Pappas : su questo argomento, data l’importanza, ho scritto una pagina a parte
inoltre, per saperne di più su questo apparecchio di estremo interesse, al quale ricorro per i casi più difficili, è possibile andare ai seguenti siti: ( 1 ) (2 ) ( 3 )

3) Magnetoterapia
Si tratta di una terapia basata su principi diversi ed apparecchi meno potenti di quello sopradescritto del Prof.Panos Pappas, adatti quindi per patologie meno rilevanti.
Perchè la magnetoterapia?
Il magnetismo del globo terrestre, al quale la costituzione dell’uomo, nella sua storia di 4,5 milioni di anni si è abituato, e di cui ha bisogno per funzionare star bene, sta diminuendo sempre di più da alcuni decenni, per motivi non ancora del tutto chiariti. Il magnetismo naturale della terra è importante soprattutto per il suo ruolo di fornitore di energia che influisce sulle membrane cellulari, in cui è necessario il permanere di tensioni che richiedono processi che consumano energia.

Cos’è la magnetoterapia?
Già da diversi decenni si è osservato come i campi magnetici influenzino determinati processi biologici nel senso di un apporto d’ energia. Inizialmente questo apporto è stato utilizzato soprattutto per stimolare il rinsaldamento delle ossa dopo una frattura e per curare i disturbi di circolazione.
I primi studi più avanzati sull’uso del magnetismo sono stati effettuati nell’ex URSS, poiché si era visto che gli astronauti nelle capsule risentivano negativamente della mancanza del magnetismo terrestre.

Gli apparecchi:
Mentre in un primo tempo sono stati usati soprattutto dei magneti fissi (che anche ora si vendono in farmacia, attaccati a cerotti da porre sopra punti doloranti ma che possono essere controindicati se non viene usato nel modo appropriato il polo positivo e negativo dei magneti), si è poi passati ad usare, per scopi terapeutici, soprattutto degli apparecchi che producono dei campi magnetici pulsanti. Rispetto ad altri strumenti terapeutici, il magnetismo ha il vantaggio di poter penetrare in profondità nei tessuti e di raggiungere gli organi all’interno del corpo.
Dopo aver provato vari apparecchi, quello che attualmente uso nel mio studio è stato elaborato a seguito degli studi del Prof. Kafka, e ne sono stati controllati i risultati in varie sperimentazioni. Durante il trattamento il paziente è sottoposto, a seconda dei casi, a varie frequenze ed intensità di trattamento.

I campi magnetici che questo apparecchio può generare sono notevolmente più intensi di quelli prodotti da alcuni apparecchi di uso domiciliare.
In quali malattie è utile la terapia magnetica?
Quando si leggono i prospetti redatti dai produttori di alcuni di questi apparecchi per uso domiciliare sembra quasi di trovarsi di fronte ad un rimedio capace di guarire qualunque tipo di malanno.

Non è ovviamente così: le malattie per le quali questo trattamento è più adeguato sono:
-problemi d’ insonnia;
-disfunzioni del metabolismo, problemi di fegato e digestione, malattie reumatiche e gotta, che vengono influenzati positivamente dagli effetti disintossicanti della terapia;
-dolori, in particolare della schiena;
-postumi di colpi apoplettici, che in genere migliorano;
-disturbi di circolazione, in particolare quando si tratta di problemi dei piccoli capillari periferici;
-difficoltà nella cicatrizzazione di ferite.

3) Laser di lieve intensità e terapia biofotonica

A) Cos’e la “terapia laser di lieve intensità”? (TLLI; alcuni usano però denominazioni ed abbreviazioni leggermente diverse, come “soft-laser” o altre).
Il termine “soft laser” è stato in origine usato per differenziare questo laser da quello, chirurgico, di elevata intensità; altri termini usati sono qualli di laser biostimolante, bioregolante o fotobiostimolante. Per quanto sia di lieve intensità, il laser usato si differenzia dalle fonti luminose (LED) anch’esse usate in alcune forme di terapie.

La luce del laser ha infatti alcune caratteristiche che la luce normale non ha. L’efficacia terapeutica di questo tipo di laser è stata esplorata scientificamente in oltre un centinaio di studi in doppio cieco, sui quali sono stati pubblicati oltre 2500 articoli. Anche se alcuni sostengono che il laser di lieve intensità può avere un effetto stimolante anche sui piccoli tumori che uno magari non sa di avere, gli studi effettuati (in questo caso sui topi poiché non sarebbe stato etico fare questo tipo di studi sulle persone), hanno dimostrato che il laser di lieve intensità, invece di stimolare e far crescere i piccoli tumori, li faceva sparire, ma la sparizione non si verificava se i tumori superavano una certa grandezza; se ne è dedotto che l’effetto di scomparsa di tumori, purché piccoli, più che ad un effetto di distruzione del tumore esplicato dal raggio laser, sia dovuto ad una stimolazione del sistema immunitario che a sua volta distrugge le cellule tumorali. Lo stesso vale anche per i batteri e virus che, come si è visto in questi esperimenti, sono distrutti non dal laser stesso ma dalla rivitalizzazione del sistema immunitario da questo provocata.

Il nostro corpo è formato da miliardi di cellule. Ciascuno di questi piccoli corpi viventi (le cellule) ha bisogno di energia; le disfunzioni dei vari organi sono causati da disfunzioni nelle diverse cellule, a loro volta causati dalla mancanza di energia. La luce del laser di lieve intensità agisce donando alle cellule l’energia supplementare (adenosintrifosfato) di cui hanno bisogno per funzionare.
La terapia con il laser di lieve intensità è quindi usata per tantissime patologie per il suo effetto di rivitalizzazione, stimolazione del sistema immunitario, cicatrizzazione delle ferite ed attenuazione dei dolori.
In particolare, è impiegata per la cura del tinnito e per problemi dell’udito e malattie dell’orecchio interno; per questi scopi è stata usata in Germania dalla fine degli anni ’80 (ad es. dal Dott. Uwe Witt, di Amburgo) e in alcuni altri paesi (Francia, Scandinavia, Ungheria, Stati Uniti d’America, Russia ecc.).

In Svizzera, dal 1991, circa 800 pazienti con problemi dell’orecchio interno sono stati curati dal Dr. L.Wilden con la TLLI. I risultati della terapia sono stati documentati ed analizzati. Anche nel mio studio, in base a questo modello, impiego il laser di lieve intensità buoni risultati contro questo disturbo (il tinnito) di per sé non grave, ma che può essere molto fastidioso ed indicativo di problemi più seri.
Anche i problemi di equilibrio (una volta escluse altre cause più gravi) sono non raramente causati da problemi dell’orecchio, che rispondono alla TLLI, come pure rispondono i problemi di perdita dell’udito, purché non vi sia una sordità completa. Il sito più completo su questa terapia è www.laser.nu

B) La terapia biofotonica usa invece la luce per attivare la chemiluminescenza delle cellule ed è emersa dalla intensa sperimentazione e studio sull’interazione della luce con i tessuti viventi; ha una storia vecchia di 80 anni, alcune controindicazioni ed una grande serie di indicazioni; oltre 400 articoli ed una dozzina di libri sono stati scritti sull’argomento. E’ stata sviluppata soprattutto in Russia e nell’ ex Repubblica Democratica Tedesca, dove migliaia di medici l’hanno usata e la usano.

E’ da alcuni chiamata UVB (irradiazione del sangue con raggi ultravioletti). In America nel 1923 lo scienziato di Seattle Emmet Knott aveva per primo cercato di utilizzare il noto potere battericida dei raggi ultravioletti per trattare le malattie infettive del sangue; nel 1940 molti medici usavano l’apparecchio disegnato da Knott per trattare polmoniti, infezioni batteriche e virali, polmonite, ferite infiammate, epatiti ed altri problemi. In Europa, il medico ceco Karel Havlicek ed altri usavano modalità diverse (estraendo una piccola quantità -10 ml- di sangue, che veniva poi esposta ai raggi ultravioletti e reiniettata con una iniezione intramuscolare).
A seguito del grande sviluppo, dopo il 1950, degli antibiotici, vaccinazioni e corticosteroidi, solo pochi medici continuarono, soprattutto in Russia e Germania, ad usare e a sviluppare la terapia biofotonica.

Ora tuttavia, il diffondersi di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, le preoccupazioni quanto agli effetti collaterali di numerose medicine e la mancanza di preparati efficaci contro molte malattie croniche, ha portato un numero di medici (tra i quali anch’io!) ancora piccolo ma in rapida crescita, ad usare le possibilità offerte da questo tipo di terapia.

Le indicazioni principali sono soprattutto quelle riguardanti il trattamento di malattie infettive batteriche (in particolare quelle che non rispondono agli antibiotici) e virali (compreso l’AIDS e stati di immunopositività, nonché le epatiti virali)
Inoltre la terapia biofotonica è usata per: l’inattivazione di veleni e tossine, l’aumento del contenuto in ossigeno del sangue e del rilascio dell’ossigeno ai tessuti, l’attivazione degli ormoni steroidei, la vasodilatazione e stimolazione della fibrinolisi e diminuzione della densità del sangue e quindi per i problemi di microcircolazione, il diabete e la retinopatia diabetica, vitiligo, psoriasi ed asma.
Le controindicazioni sono: porfiria e xenoderma, fotoallergia, anemia emolitica, emofilia, ulcera dello stomaco in fase di sanguinamento, tubercolosi ed infarto in fase attiva, aritmie cardiache.

 

L’IPERTERMIA INDIBA (TECARTERAPIA)

A quanto aveva osservato già  Ippocrate, “ciò che non guarisce con le medicine  guarisce con la chirurgia; ciò che non guarisce con la chirurgia guarisce con la febbre, e ciò che non guarisce nemmeno con la febbre è probabilmente inguaribile.

La febbre  è una reazione di difesa dell’organismo, e l’ipertermia , con la quale si cerca di indurre una febbre artificiale, è usata in molte cliniche anche contro il cancro, poiché è noto che le cellule tumorali sono uccise dall’alta temperatura prima di quelle sane, anche se esiste uno scarto molto lieve tra la temperatura necessaria per uccidere le cellule tumorali e quella che danneggia anche le cellule sane.

In genere, nei trattamenti di ipertermia, il calore viene apportato, con varie fonti, dall’esterno del corpo verso l’interno, e ciò provoca vari inconvenienti, mentre nella ipertermia Indiba, scoperta molti anni fa dall’ingegnere catalano Calvet, attraverso un particolare apparecchio elettronico, l’aumento di temperatura viene prodotto dall’interno del corpo verso l’esterno, come avviene nella febbre naturale, con il vantaggio, rispetto a quest’ultima, di poter regolare esattamente la temperatura e di poter agire selettivamente solo su certe zone del corpo. Si tratta di un apparecchio che emette un segnale di 0,5 megahertz, che raggiunge in profondità la zona interessata ed innesca dall’interno dell’organismo una reazione che riduce il dolore e l’infiammazione, accelera la riparazione e migliora la circolazione, disintossicazione ed ossigenazione.

L’ipertermia è da alcuni anni applicata anche in Italia, dove è chiamata “Tecarterpia”,  (“trasferimento energetico capacitivo e resistivo”) ed è utilizzata soprattutto nella medicina sportiva  (per  traumi, dolori ed infiammazioni) e nell’estetica (contro la cellulite e per il rassodamento del corpo e del viso) mentre in Spagna, dove la terapia è stata scoperta, (ed anche nel mio studio) è utilizzata anche per :
-artrosi, artrite ed arteriosclerosi;
-asma (centro medico Fabra y Puig di Barcellona)
-cicatrizzazione di ferite recenti, acne e psoriasi
-traumi, distorsioni, dolori lombari e reumatici, sciatalgie, edema, ernia iatale, emorroidi, infiammazioni ed ematomi;
-problemi di polmoni, prostata, fegato ed insufficienza renale;
-malattie degli occhi (in particolare dall’oculista catalano Ballester)
-terapia di supporto in caso di tumori;
-è infine usato anche in numerosi saloni di bellezza (il che purtroppo rende difficile per alcuni credere nell’efficacia per malattie anche gravi) per gli ottimi risultati che  si conseguono anche nei trattamenti estetici (rassodamento, cellulite, alopecia, acne ecc.)
Resta da aggiungere che il trattamento è di sicura innocuità ed è controindicato solo in casi di portatori di pacemaker e protesi di metallo, ed in gravidanza.

 

TERAPIA CELLULARE

Il  fondatore della moderna terapia a base di cellule animali fresche, il Prof. Niehans, iniziò questa terapia nel 1931,  e trattò personalità famose come Churchill, Adenauer, Picasso ed altri. I pericoli attuali (mucca pazza e vari retrovirus nelle cellule animali) mi hanno finora indotto a rinunciare a questo tipo di terapia; (per chi desideri effettuarla posso però consigliare gli indirizzi  migliori, in Germania).
In genere preferisco invece ad una terapia di altro tipo, basata su preparati tedeschi a base di acidi ribonucleici sottoposti ad una procedura particolare.

In molte malattie croniche si riscontra una diminuzione di acidi ribonucleici nei tessuti ammalati e la quantità di questi acidi inizia comunque a diminuire   già all’età di 40 anni. Gli acidi  ribonucleici sono essenziali per una sana funzione cellulare, e questa a sua volta è indispensabile per la rigenerazione delle cellule. In particolare i tessuti danneggiati ed ammalati non possono rigenerarsi se non è presente una quantità sufficiente di acidi ribonucleici e la malattia rischia quindi di divenire cronica e degenerare.

Con la terapia a base di iniezioni intramuscolari contenenti  vari tipi di acido ribonucleico (diversi a seconda degli organi colpiti) si vuole intervenire alla radice dei problemi. Purché i preparati siano scelti bene non vi sono praticamente controindicazioni o effetti secondari (a parte rari casi di allergia). L’ indicazionie ufficiale di questi preparati, usati in Germania da 50 anni, è:  “per il trattamento di supporto delle malattie croniche e degenerative, in cui la sintesi delle proteine e le funzioni ormonali sono compromesse.” Numerosi studi scientifici hanno confermato l’effetto  degli acidi ribonucleici sulla biosintesi delle proteine e su altri processi metabolici nel campo del sistema immunitario ed ormonale, e per la formazione da parte dell’organismo dei propri acidi ribonucleici.

Con l’apporto degli acidi ribonucleici mancanti ad un organismo, si riesce a volte a dare l’impulso decisivo per rimettere in moto la capacità di rigenerazione nelle cellule.

 

TRATTAMENTI MECCANICI

In alcuni casi in cui, nonostante tutti gli sforzi e l’impiego dei vari sistemi terapeutici indicati nelle pagine precedenti, non si riesce a conseguire un miglioramento, è possibile che si sia in presenza di un problema di natura meccanica. In questi casi, uno spostamento anche piccolissimo (sublussazione, come dicono i chiropratici) di una vertebra, verificatosi in un incidente, caduta o movimento brusco di cui magari non ci si ricorda nemmeno, può compromettere il buon funzionamento dell’organismo, poiché è noto che dalla colonna vertebrale si dipartono i nervi che vanno verso i vari organi ed una vertebra spostata dalla sua posizione ottimale preme su questi nervi e danneggia gli organi ad essi collegati. In altri casi, spostamenti di ossa e problemi di muscoli possono anche provocare  una cattiva circolazione o varie  altre disfunzioni. In questi casi   mi guardo bene dal provare a fare io stessa delle manipolazioni (per imparare ad effettuare delle buone manipolazioni osteopatiche occorre uno studio lungo quasi quanto quello medico) e consiglio piuttosto una visita da un bravo osteopata-chiropratico.

Vi è tuttavia una manovra osteopatica che effettuo anch’io perché, oltre ad essere  molto semplice da attuare ed imparare, è diretta a correggere un problema diffusissimo, quello della presenza di un’ernia iatale, di cui tantissime persone soffrono senza nemmeno saperlo.
Come accertato dall’osteopata americano Theodore A. Baroody, che ha riassunto i suoi studi in un libro interessantissimo dal titolo “Hiatal hernia syndrome: insidious link to major illness” (“La sindrome dell’ernia iatale: collegamento insidioso ad una condizione di grave malattia”).

Questo problema, diffusissimo tra anziani e giovani  (nei bambini è spesso presente fin dalla nascita a causa di traumi meccanici durante il parto) è ignorato e non diagnosticato dai medici. Questa ernia, quando è presente, interferendo sul buon funzionamento del nervo vago, fondamentale per la salute, compromette il buon funzionamento praticamente di tutto l’organismo.
Alcuni dei sintomi che ne denotano la presenza sono, oltre ai noti bruciori di stomaco, i seguenti: aria nello stomaco e cattiva digestione, singhiozzo, problemi di respirazione, mal di testa, aumento della pressione del sangue, vertigini, insonnia e ansietà, iperattività nei bambini, obesità ed altri.

Con una manovra semplice (che viene insegnata ai pazienti perché  va poi ripetuta a casa) è possibile spesso rimediare all’ernia, senza necessità di operazioni.