Buteyko VS Asma

Buteyko Contro l’Asma

Ormai in Europa un bambino su 8 è asmatico e anche se sono state formulate varie ipotesi, non è ancora chiaro quali siano le vere cause dell’asma. Non è inoltre chiaro il motivo del suo aumento vertiginoso: alcuni ipotizzano una responsabilità  dell’inquinamento ambientale,  altri attribuiscono la colpa all’eccessiva igiene!
In realtà il collegamento tra asma e respirazione è intuitivo e la vera causa dell’asma, come ha scoperto e provato il dr. Buteyko, e come hanno provato i trials, condotti con tutti i crismi della scienza, è da cercare  in un  errato modello respiratorio.

La quantità d’aria normalmente respirata al minuto da una persona sana e adulta a riposo dovrebbe aggirarsi sui 4-6 litri al minuto. Gli asmatici, anche se in genere hanno l’impressione di non respirare,  respirano una quantità d’aria pari al doppio, triplo o quadruplo del normale, e ciò è confermato da tutte le misurazioni condotte dalla medicina ufficiale.  Molti i medici non attribuiscono particolare attenzione alla quantità d’aria normalmente respirata al minuto dai loro pazienti asmatici e ritengono semmai che l’iperventilazione sia non la causa ma semmai un effetto dell’asma.

Nella sperimentazione ufficiale, condotta nel 1994-95 presso il Mater Hospital, in Australia, è stato accertato, con notevole sorpresa di alcuni specialisti, che tutti i 39 asmatici che partecipavano alla sperimentazione respiravano in eccesso anche quando non avevano attacchi d’asma.
La quantità d’aria che respiravano si aggirava sui 15 litri al minuto, e cioè il triplo del normale. La stessa sperimentazione ha accertato che i pazienti sottoposti al trattamento Buteyko avevano diminuito l’iperventilazione da 15 a 9 litri al minuto e, di conseguenza, avevano potuto ridurre, già nel corso della sperimentazione, l’uso di broncodilatatori del 90% e di steroidi del 50%. Nel gruppo di controllo che aveva continuato ad iperventilare non si era invece registrato alcun miglioramento.

Il mantenimento del delicato equilibrio tra i livelli di ossigeno (O2) ed anidride carbonica (CO2) è in realtà essenziale per il buon funzionamento di tutto l’organismo umano. Tutti e due devono essere presenti nelle giuste quantità. Quando si respira in eccesso il livello di CO2 (emessa nell’espirazione, che è proporzionale all’inspirazione) cala drammaticamente: mentre normalmente dovrebbe aggirarsi sul 5,5-6%, negli asmatici la quantità di CO2 presente negli alveoli polmonari non supera il 3,5-4,5%. Questa insufficienza di CO2 non consente all’ossigeno, a causa dell’ effetto “Verigo-Bohr” (citato in tutti i libri di fisiologia medica studiati nelle Università) , di raggiungere i tessuti in quantità sufficiente.
In altri termini: è la presenza di CO2 (anidride carbonica) che dà il segnale dell’esigenza di ossigeno (O2), e quando vi è poca CO2 l’organismo crede, erroneamente, che non vi sia poi tanto bisogno di O2 e invece di farlo passare dal sangue ai tessuti lo fa di nuovo uscire con l’espirazione.

Ciò induce l’organismo a mettere in opera dei meccanismi di difesa, per diminuire l’afflusso d’aria e contrastare così una perdita eccessiva di CO2 che, se proseguisse indisturbata, potrebbe avere conseguenze mortali.

Quali sono questi meccanismi difensivi? Cosa può fare, l’organismo nella sua saggezza per limitare l’afflusso d’aria?
La prima, più ovvia misura è appunto quella di restringere le vie attraverso le quali passa l’aria, e questo è appunto ciò che accade durante un attacco d’asma. I tubicini bronchiali si restringono spasmodicamente (broncospasmo). Inoltre le membrane delle vie respiratorie si gonfiano in modo da diminuire il passaggio dell’aria ed in esse si forma un eccesso di muco. Un attacco d’asma è quindi un circolo vizioso provocato dall’iperventilazione, in cui le vie respiratorie si contraggono, si restringono e si ricoprono di muco per diminuire l’afflusso d’aria. Ciò provoca nella persona colpita dall’attacco una sensazione di mancanza d’aria, ma più ci si sforza di respirare, e più i tre meccanismi difensivi di cui sopra fanno in modo che l’iperventilazione non aumenti ulteriormente; più ci si sforza di respirare e peggiore diventa l’attacco d’asma.
Quanto si è detto sulle cause dell’asma fa apparire chiaramente quale possa essere un trattamento che porti alla guarigione vera e propria e non solo ad una attenuazione dei sintomi. Se è vero, come il dr. Buteyko e gli studi effettuati hanno dimostrato, che l’asma, più che una malattia, è una reazione difensiva con la quale l’organismo cerca di impedire i più gravi danni che rischiano di derivargli da una perdita eccessiva di CO2 causata da un modello di respirazione inadeguato, appare chiaro che per guarire (o meglio per rendere non più necessario il meccanismo di difesa) occorre imparare a respirare in modo diverso. Se si elimina l’iperventilazione, se si normalizza la respirazione, allora vengono meno i broncospasmi, l’equilibrio ormonale si normalizza e vengono meno anche l’infiammazione ed il muco nei polmoni.

Appaiono quindi evidenti anche alcune incongruenze del trattamento dell’asma attualmente in uso; indubbiamente in caso d’emergenza un broncodilatatore può essere indispensabile e salvavita ma possono soprattutto essere dannosi, secondo il dr. Buteyko, i broncodilatatori ad effetto prolungato, che tenendo continuamente dilatate quelle vie respiratorie che l’organismo vorrebbe invece restringere per diminuire l’afflusso-deflusso d’aria, possono provocare conseguenze mortali. I numerosi decessi verificatisi in Gran Bretagna a seguito appunto dell’uso di un broncodilatatore di lunga durata, (tanto che si sta pensando di ritirarlo dalla circolazione), sembrerebbero dar ragione al dr. Buteyko.

Quanto all’uso del cortisone, secondo Buteyko il modo sbagliato di respirare provoca anche uno scombussolamento dell’equilibrio ormonale ed una diminuzione della produzione naturale di cortisone (e quindi uno stato di infiammazione cronica). L’uso del cortisone, in piccole dosi e per una breve durata, è tuttavia secondo Buteyko meno dannoso dei broncodilatatori ad effetto prolungato.

Il Metodo Buteyko

L’Asma è l’esempio tipico di una malattia che la medicina ufficiale considera cronica, e per la quale può offrire solo medicine che controllino i sintomi ma non che assicurino una guarigione.
A quanto sostengono invece fin dal 1960 dei medici-scienziati dell’ex-Unione Sovietica, l’asma è una reazione difensiva dell’organismo, resa necessaria da un modo di respirare sbagliato. Se si elimina la causa profonda che rende necessario questo meccanismo di compensazione esso, non avendo più ragione di sussistere, svanirà.
A seguito del riaddestramento del modo di respirare, in base agli studi condotti fin dagli anni ’60 dal medico Prof. Konstantin  P. Buteyo, per gli enti di ricerca aerospaziale dell’ex Unione Sovietica, diretti ad ottimizzare il respiro degli astronauti è divenuto possibile, tramite il riaddestramento con il metodo Buteyko, ottenere notevoli benefici iin particolare per l’asma.

Dei trials in doppio cieco condotti dall’Università di Brisbane, Australia fin dal 1994, hanno dimostrato che gli asmatici che hanno cambiato, con il metodo Buteyko, il loro modo di respirare, hanno potuto ridurre del 90%, in sole 3 settimane, l’uso dei broncodilatatori e del 50% quello del cortisone. Questi risultati sono stati confermati da un altro recente trial in doppio cieco su larga scala,   presso l’Ospedale di Glascow, Gran Bretagna.Ormai numerosi medici in Gran Bretagna e USA applicano il metodo risultante da queste scoperte, che in Australia è dal 1998 ufficialmente raccomandato dalla Federazione Nazionale contro l’Asma, e da alcuni anni anche dgli organismi medici di medicina toracica in Gran Bretagna e Germania.  Uno dei modi più efficaci per cambiare il modo di respirare  è appunto  il metodo Buteyko   al quale si riferiscono i trials sopracitati.

In realtà il collegamento tra asma e respirazione è intuitivo e la vera causa dell’asma, come ha scoperto e provato il dr. Buteyko, e come hanno provato i trials sopracitati, condotti con tutti i crismi della scienza,  è da cercare soprattutto in un errato modello respiratorio. La quantità d’aria normalmente respirata al minuto da una persona sana e adulta a riposo dovrebbe aggirarsi sui 4-6 litri al minuto. Gli asmatici, anche se hanno l’impressione di non respirare, ne respirano una quantità  pari al doppio, triplo o quadruplo, e ciò è confermato da tutte le misurazioni condotte dalla medicina ufficiale. Quasi tutti i medici  non attribuiscono particolare attenzione alla quantità d’aria normalmente respirata al minuto dai loro pazienti asmatici e ritengono semmai che l’iperventilazione sia non la causa ma  un effetto dell’asma. Nella sperimentazione ufficiale sopracitata, condotta nel 1994-95 presso il Mater Hospital, in Australia, è stato accertato, con notevole sorpresa di alcuni specialisti, che tutti i 39 asmatici che partecipavano alla sperimentazione respiravano in eccesso anche quando non avevano attacchi d’asma. La quantità d’aria che respiravano si aggirava sui 15 litri al minuto, e cioè il triplo del normale. La stessa sperimentazione ha accertato che i pazienti sottoposti al trattamento Buteyko avevano diminuito l’iperventilazione da 15 a 9 litri al minuto e, di conseguenza, avevano potuto ridurre, già nel corso della sperimentazione, l’uso di broncodilatatori del 90% e di steroidi del 50%. Nel gruppo di controllo che aveva continuato ad iperventilare non si era invece registrato alcun miglioramento.

Purtroppo la medicina tradizionale riconosce solamente i sintomi della iperventilazione acuta e visibile, in genere causata dal panico, ma non di quella, di gran lunga più frequente, lieve ma cronica.

Il mantenimento del delicato equilibrio  tra i livelli di ossigeno (O2) ed anidride carbonica (CO2)  è in realtà essenziale per il buon funzionamento di tutto l’organismo umano. Tutti e due devono essere presenti nelle giuste quantità. Quando si respira in eccesso il livello di CO2 (emessa nell’espirazione, che è proporzionale  all’inspirazione)  cala drammaticamente: mentre normalmente dovrebbe aggirarsi sul 5,5-6%, negli asmatici  la quantità di CO2 presente negli alveoli polmonari non supera il 3,5-4,5%. Questa insufficienza di CO2 non consente, all’ossigeno , a causa del cosiddetto effetto “Verigo-Bohr” (citato in tutti i libri di fisiologia medica studiati nelle Università) , di raggiungere la sua meta finale, e cioè i tessuti. (del cuore cervello, ecc.)

In altri termini: è la presenza di CO2 (anidride carbonica) che dà il segnale dell’esigenza di ossigeno, e quando vi è poca CO2  l’organismo crede, erroneamente, che non vi sia poi tanto bisogno di O2 e invece di farlo passare dal sangue ai tessuti lo fa di nuovo uscire con l’espirazione.

Ciò induce l’organismo a mettere in opera dei meccanismi di difesa, per diminuire l’afflusso d’aria e contrastare così una  perdita eccessiva di CO2 che, se proseguisse indisturbata, avrebbe conseguenze mortali. Quali sono questi meccanismi difensivi? Cosa può fare, l’organismo nella sua saggezza per limitare l’afflusso d’aria? La prima, più ovvia misura è appunto quella di restringere le vie attraverso le quali passa l’aria, e questo è appunto ciò che accade durante un attacco d’asma. I tubicini  bronchiali si restringono spasmodicamente (broncospasmo). Inoltre le membrane delle vie respiratorie si gonfiano in modo da diminuire il passaggio dell’aria ed in esse si forma un eccesso di muco. Un attacco d’asma è quindi soprattutto un circolo vizioso provocato dall’iperventilazione, in cui le vie respiratorie si contraggono, si restringono e si ricoprono di muco per diminuire l’afflusso d’aria.Ciò provoca nella persona colpita dall’attacco una sensazione di mancanza d’aria, ma più ci si sforza di respirare, e più i tre meccanismi difensivi di cui sopra fanno in modo che l’iperventilazione non aumenti ulteriormente; più ci si sforza di respirare e peggiore diventa l’attacco d’asma.

Quanto si è detto sulle cause dell’asma fa apparire chiaramente quale possa essere un trattamento  che porti alla guarigione vera e propria e non solo ad una attenuazione dei sintomi. Se è vero, come il dr. Buteyko e gli studi effettuati hanno dimostrato, che l’asma, più che una malattia, è una reazione difensiva con la quale l’organismo cerca di impedire i più gravi danni che rischiano di derivargli da una perdita eccessiva di CO2 causata da un modello di respirazione inadeguato, appare chiaro che per guarire (o meglio per  rendere non più necessario il meccanismo di difesa) occorre imparare a respirare in modo diverso.

Appaiono quindi evidenti anche   alcune incongruenze del trattamento dell’asma attualmente in uso; indubbiamente in caso d’emergenza un broncodilatatore può essere indispensabile e salvavita ma sono soprattutto dannosi, secondo il dr. Buteyko, i broncodilatatori ad effetto prolungato, che tenendo continuamente dilatate quelle vie respiratorie che l’organismo vorrebbe invece restringere per diminuire l’afflusso-deflusso d’aria, possono provocare conseguenze mortali. I numerosi decessi verificatisi in Gran Bretagna a seguito appunto dell’uso di un broncodilatatore di lunga durata, tanto che si sta pensando di ritirarlo dalla circolazione, sembrerebbero dar ragione al dr. Buteyko. Quanto all’uso del cortisone, secondo Buteyko il modo sbagliato di respirare provoca anche uno scombussolamento dell’equilibrio ormonale ed una diminuzione della produzione naturale di cortisone (e quindi uno stato di infiammazione cronica). L’uso del cortisone, in piccole dosi e per una breve durata, è secondo Buteyko meno dannoso dei broncodilatatori ad effetto prolungato.

Sull’argomento esistono  un centinaio di siti in inglese (ad es. www.buteyko.com) ed in russo (www.buteyko.ru )

Vi e’ poi un nesso indubbio tra il modo di respirare (e quindi l’asma) ed il rilassamento. In genere se si tranquillizza il respiro si tranquillizza anche lo stato d’animo e ci si rilassa. Certi pero’ sono a volte troppo agitati  per cercare di controllare il respiro. In questi casi conviene seguire la strada opposta:  prima cercare di  rilassarsi e se si riesce a rilassarsi diviene piu’facile rallentare e calmare il respiro. C sono molte tecniche per ottenere il rilassamento: una delle piu’ efficaci  e’ l’ipnosi. Ho approfondito l’argomento con una tesina che ho fatto durante il mio corso di specializzazione in psicoterapia. E’ un po’ tecnica, ma se a qualcuno interessa, ecco il link.

Il “metodo Buteyko” si sta quindi diffondendo a macchia d’olio, anche se contro di lui vi è sia una parte della medicina “ufficiale”, che non vede di buon occhio una  cura che non usa preparati farmaceutici, sia purtroppo una parte della medicina alternativa, che mette in rilievo l’importanza di una buona ossigenazione e a volte reagisce in modo quasi isterico nel sentir parlare dell’importanza che l’anidride carbonica ha per l’organismo. Certamente, una quantità eccessiva di CO2 nell’organismo (e dal fatto che ci sia troppa CO2 nell’atmosfera non si può sempre dedurre che ce ne sia comunque abbastanza nell’organismo), è dannosa o mortale, (anche l’acqua in eccesso lo è). Nella giusta quantità, la CO2   è tuttavia indispensabile per la vita e, circostanza riportata in tutti i testi di fisiologia, se scende al di sotto di un livello minimo si muore. Se ciò nonstante il metodo si sta affermando sempre di più e perché i risultati sono innegabili, tanto che io stessa ho studiato e conseguito il diploma di istruttore del metodo Buteyko.

Ho già assistito di persona a numerosi successi contro l’asma con questo metodo e comunque,  purché si proceda con cautela, senza cambiare nulla nel dosaggio delle medicine senza sentire il proprio medico, (questo e’ un punto essenziale sul quale insisto particolarmente!) e senza voler strafare, è sicuramente innocuo e quindi anche nell’eventualità peggiore, perlomeno non fa male, e cambiare il modo di respirare non costa nulla. Il metodo Buteyko è ormai diffusissimo e raccomandato da molti medici non solo in Russia, Australia e Nuova Zelanda ma anche in Gran Bretagna, Germania, Canada e Stati Uniti. Soprattutto nei casi in cui non si riesce a respirare dal naso, può invece essere utile il metodo Frolov.

Riferimenti delle sperimentazioni cliniche effettuate per il metodo Buteyko

  • Buteyko breathing techniques in asthma: a blinded randomized controlled trial. Bowler S, Green A, Mitchell CA. Medical Journal of Australia, Vol 169, 7/21 December 1998:575-578.

A clinical trial of the Buteyko Breathing Technique in asthma as taught by a video.” Opat AJ, Cohen MM, Bailey MJ, Abramson MJ. Journal of Asthma, 37(7), 667-564 (2000).

  • “Effect of two breathing exercises (Buteyko and pranayama) in asthma: a randomized controlled trial.” Cooper S, Osborne J, Newton S, Harrison V, Thompson Coon J, Lewis S, Tattersfield A. Thorax August 2003; 58:674-679.
  • “Buteyko Breathing Technique for asthma: an effective intervention.” Patrick McHugh, Fergus Aitcheson, Bruce Duncan, Frank Houghton: The New Zealand Medical Journal. 12-December-2003, Vol 116 No 1187.

Direct Access to article through copyright protected (NZMA) link. (Link to remote site)

  • “Health Education: Does the Buteyko Institute Method make a difference?” Jill McGowan, Education and training consultant in Asthma Management. Thorax Vol 58, suppl III, page 28) December 2003.

In realtà, nonostante i problemi di inquinamento, e nonostante la riduzione con l’età della capacità polmonare, la quantità d’ossigeno che introduciamo nei polmoni con la respirazione è normalmente più che sufficiente, tanto è vero che ne utilizziamo solo un terzo e ne espelliamo con l’espirazione gli altri due terzi (l’aria atmosferica inspirata contiene ossigeno nella percentuale del 21% e nell’aria espirata vi è ancora un 14% di ossigeno). Se ne deve dedurre che, più che aumentare la quantità o la percentuale d’ossigeno dell’aria che si inspira, è importante (salvo casi eccezionali e di emergenza) cercare invece di far aumentare la quantità  d’ossigeno che arriva alla destinazione finale, costituita dalle cellule e tessuti dell’organismo (dal cuore, al cervello, al fegato ecc.).

E’ in particolare  nei passaggi verso la destinazione finale che possono verificarsi dei  problemi. Uno dei problemi più frequenti che ostacolano l’arrivo dell’ossigeno alla destinazione finale è costituito, (come accertato non solo dal Dr.Buteyko ma anche da molti altri scienziati) da una forma, diffusissima, di iperventilazione leggera ma cronica, che provoca gravi danni nell’organismo ed è responsabile, in molti casi, dell’asma e di problemi di circolazione e metabolici, allergie ed attacchi di panico. Iperventilare significa in sostanza “respirare più del necessario”. Si va ora diffondendo la conoscenza (sebbene la medicina non ne abbia ancora tratto le necessarie conclusioni operative) del danno che non solo il mangiare più del necessario ma anche il respirare più del necessario può produrre.

Un’infinità di studi clinici, purtroppo non abbastanza conosciuti nemmeno tra i medici, è stata effettuata sull’argomento. Una respirazione che sarebbe giusta ed adeguata se si stesse correndo o comunque svolgendo attività fisica, è eccessiva e dannosa se invece si è seduti al volante o alla scrivania e si respira affannosamente perché ci si sta arrabbiando con un automobilista o con un collega. In questo caso l’organismo reagisce, in base ad un istintoprimordiale, come se si fosse in presenza di un pericolo che richiederà un’intensa attività fisica e scatena l’impulso a respirare molto, appunto in previsione di un’attività fisica che invece in genere non avviene. Il frequente ripetersi di questi episodi porta allo sfasamento del consueto ritmo respiratorio, che diviene costantemente troppo intenso.

E’ però possibile, con un apposito addestramento respiratorio, normalizzare la respirazione, con grande beneficio per la salute. Gli studi clinici in doppio cieco  in paesi di lingua inglese sono per ora stati effettuati solo per l’asma.

 

Altri studi disponibili solo in lingua russa dimostrano tuttavia anche:

  • Riequilibrio del sistema ormonale
  •  Aumento delle prestazioni del cuore, polmoni e sistema digestivo;
  • Aumento del potenziale energetico nelle cellule pari al 300%
  • Diminuzione   del livello di radicali liberi
  • Diminuzione del tasso di colesterolo
  •  Potenziamento del sistema immunitario
  •  Normalizzazione del metabolismo e maggiore elasticità dei capillari
  • Generale effetto di ringiovanimento e potenziamento dell’energia.